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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 400 del 5 agosto 2000 (2846) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Diamante
Diamante

Matilde Serao la definì Perla del Tirreno. Nome affascinante, per un centro della Calabria forse piuttosto conosciuto, ma ne sono rimasta incantata e mi sento di parlare ugualmente per coloro che mai, come me, prima d'ora erano riusciti a visitare le coste di questa regione.

Diamante è il suo nome, e mai nome fu più azzeccato per un posto che del diamante ha le mille sfaccettature...

Il visitatore vi giunge comodamente via terra tramite autostrada fino a Falerna, e poi da lì, attraverso una comoda strada statale che gli permette di ammirare altri paesi come Amantea, pieni di vita, con spiagge bellissime... Qui l'estate sembra non finire mai!

Le passeggiate sul lungomare nel tardo pomeriggio offrono un bellissimo spettacolo, e dire bellissimo è veramente poco. Il lungomare è costruito in cima alla costa, dunque guardando giù verso il mare ne si nota la limpidezza, il colore stranamente turchese, le rocce... sembra quasi di vedere nuotare e guizzare i pesci.

Verso sinistra la costa calabra si staglia alta e frastagliata nella luce rossa del tramonto. Un tramonto rimasto impresso nella mia memoria: il sole scendeva lentamente, colorando d'arancione, il paese alla mia destra.

Continuando la passeggiata si incontrano moltissimi bar e gelaterie, negozi di souvenir, moltissima gente e dappertutto un'assoluta pulizia. Non una carta per terra...le piastrelle del pavimento dove camminavo pulite alla perfezione, quasi lucidate.

Si entra nel paese vero e proprio attraverso un arco che ci ricorda vagamente la Casbah, ma che ad essa non assomiglia nemmeno lontanamente. Appena entrati, alla sinistra della stretta stradina, il negozio di Barbato, un artigiano del cuoio, un antico ciabattino che alterna il suo lavoro con quello estivo di costruttore di scarpe su misura, comode e pratiche (lo so per esperienza).

I vicoletti che si aprono lateralmente a questa strada principale sono notevolmente artistici. Costruiti con comodi gradini, lavorati in pietra grigia e bianca... percorrendoli si entra in un mondo di favola.

La Diamante notturna è quella che si è presentata ai miei occhi come un gran presepe vivente. Bancarelle luminosissime di collane, bracciali, vestiti pareo; balconcini fioriti, ordinatissimi, lindi; moltissima gente in giro ma tanto silenzio.

Un vicolo conduce a una piazzetta da cui si gode un panorama surreale. L'Isola di Cirella con i suoi ruderi, le luci del lungomare sottostante, quelle delle macchine, la sensazione di immenso vuoto che può dare la consapevolezza della presenza del mare aperto, anche se al buio non lo si vede.

In cima al vicolo si erge la Chiesa dell'Immacolata, con il campanile che domina il centro.

Narra la leggenda che la statua della Madonna in essa contenuta abbia tre dita divaricate a difesa degli Adamantini dalle piaghe della guerra, della peste e dei terremoti.

Altra particolarità di Diamante sono i murales: 150 dipinti, di illustri artisti mondiali che capitano in questo centro, adornano le facciate delle case.

Per il visitatore che voglia non solo ammirare le bellezze del luogo, ma anche divertirsi, non mancano certo i locali: dalla caratteristica cantina messicana, El Sombrero, alla frullateria Clorophilla che ha lanciato il famoso take away; da La vecchia fattoria, con le sue cinque piste da ballo, a La Pagoda.

 
 Informazioni 
 

Paola De Matteo

Pavia, 05/08/2000 (400)

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