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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 405 del 13 luglio 2000 (4022) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Raddusa
Raddusa

E' un piccolissimo borgo posto al centro della Piana di Catania, un paese che di turistico ha poco, ma che, se capitate da quelle parti, vale la pena visitare.

Ci si arriva dopo aver percorso circa 60 chilometri da Catania in mezzo alle gialle (o grigie, o verdi, secondo del periodo) colline della piana, aride e brulle sia in estate che in inverno, intervallate di tanto in tanto da piccole langhe e laghetti artificiali.

E' il classico centro dove si può ancora incontrare lo scecco (asino) che sale le scale, dove s'imbocca una strada e si arriva in una piazza in cui, fino a qualche anno fa, c'erano 4 bar con i tavolini fuori e dove gli uomini si riunivano per giocare a carte e mangiare la granita con la brioche con il piripicchio (cappelletto in cima), o il latte di mandorla in estate... e le donne uscivano ed escono solo la sera per fare la passeggiata con i mariti o i fidanzati.

Raddusa è un centro agricolo: una strada pretenziosamente chiamata corso Regina Margherita, la piazza principale su cui si affacciano le case della gente più "in" del paese, un bar e un circolo davanti al quale, durante il giorno, siedono anziani del luogo a chiacchierare. Una statua di Padre Pio si erge davanti alla chiesa madre (l'unica che c'è).

Nelle numerose stradette si aprono diversi esercizi: un artigianale caseificio che produce del pecorino fenomenale e la ricotta col siero, il panificio, quasi nascosto agli occhi del visitatore, e la trattoria che come piatto tipico propone il coniglio all' arancia...

Il lunedì si tiene un mercato lungo una via secondaria ricco di prodotti tipici come il pecorino, l'ottimo olio d'oliva, il pane casereccio e i biscotti, ma anche abbigliamento, scarpe ecc..

Quello che più colpisce è il piccolo cimitero che, situato fuori dal paese, sorge a strapiombo su una collinetta sempre battuta dal vento. Qui da anni mancano l'acqua e la luce... le visite ai morti vengono fatte una volta l'anno, perché la maggior parte dei parenti vivono nei paesi del Nord, molti anche a Pavia! E chissà quanti pavesi d'adozione riconosceranno e ripenseranno a questo paesino, leggendo questa descrizione? Ripenseranno forse alle visite estive ai parenti, durante le ferie, quando si è costretti a bere latte di mandorla, o la birra, o il caffè freddo da ognuno di essi, perché rifiutare significa offenderli, com'è tipico dell'animo siciliano.

A Raddusa non va nessuno che non abbia parenti da visitare, vivi o al cimitero. Il forestiero viene subito squadrato dalle persone del luogo: mille occhi si posano su di lui quando arriva e mille domande serpeggiano fra la gente seduta davanti al circolo o al bar, specialmente se le auto che arrivano sono auto targate da città del Nord.

E' un centro da vedere per la semplicità, la tranquillità e la pace dei piccoli paesi quasi fuori dal mondo in cui solo vecchi e bambini riescono a vivere, e per le "inquadrature" facilmente riconoscibili in alcuni film che parlano della Sicilia di un tempo... Le pecore per strada, i pecorai, non più a piedi ma in auto, che seguono le greggi, gli asparagi in campagna, le colline della Piana di Catania, la diga, che qui pretenziosamente definiscono la più grande d' Europa (ma sarà vero?).

Forse un turista non andrà mai a Raddusa, ma ai molti paesani che vivono a Pavia, questa descrizione del loro borgo, in mezzo all'ex granaio d' Italia, non potrà che aprire il cuore.

 
 Informazioni 
 

Paola De Matteo

Pavia, 13/07/2000 (405)

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