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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 4095 del 3 aprile 2006 (1998) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Storie di... Blues
Storie di... Blues
Venerdì scorso, presso il teatro della fondazione Adolescere, a Voghera, si è concluso il ciclo di incontri-conferenze che, sotto il nome di Storie di musica.
 
In questo ultimo incontro è salito sul palco Fabio Treves, in compagnia di Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari, per parlare di storie di Blues e del perché si possa scegliere di suonare questo genere musicale.
 
I due musicisti vogheresi devono a Treves il nome del gruppo da loro fondato, i Mandolin Brothers, e il come e il perché vengono raccontati in apertura di incontro.
Nel Settembre 1979, in occasione di un Festival dell’Unità, Alessandro "Jimmy" Ragazzon e Paolo Canevari si esibivano in duo, come supporto alla Treves Blues Band. Fu proprio il pioniere del blues "made in Italy" a suggerire, il nome di Mandolin Brothers, ovviamente a patto di trovare un mandolinista.
 
Sia Fabio che i due “nostrani” non sono avvezzi ad atteggiarsi a divi, e così l’atmosfera prende subito una peculiarità familiare che rende l’incontro scorrevole e piacevole (oltre che interessante). Si parla di blues, di grandi chitarristi (Fabio racconta del suo incontro con Jimi Hendrix e con Frank Zappa), di grandi concerti (quello dell’Isola di Wigth).
 
Ognuno parla degli inizi e di come si è accostato al proprio strumento e si sia innamorato del Blues per non lasciarlo mai più. C’è del rispetto e dell’ammirazione reciproca tra i tre, e anche molto affetto.
 
Treves dichiara di essere arrivato alla scelta dell’armonica dopo aver scartato tutta una serie di altri strumenti (batteria, organo, sax) poco confacenti alla sua pigrizia.
Mi ricordo la prima volta che ho conosciuto Fabio: era l’estate del 1966 e stavo andando a Londra con un treno dell’organizzazione Vacanze, Un viaggio che durava una giorno-una notte-un giorno. Nel mio scompartimento c’era un ragazzo alto e secco che, per ingannare il tempo, suonava l’armonica; era lui.
Io, che a quel tempo della batteria possedevo solo le bacchette, mi unii a lui pestando sulla vinilpelle dei sedili. Andammo avanti per tutto il viaggio (credo che gli altri non ne fossero contenti).
 
Fabio potrebbe andare avanti a parlare per delle ore ma, ad un certo punto, si interrompe per una breve session musicale. Canevari estrae dalla custodia una splendida Gibson acustica, Jimmy apre la sua valigetta e sceglie una delle armoniche…
Fabio mette una mano in tasca e, con aria serafica dichiara “io ho portato solo questa”, estraendo una sola ed unica armonica.
 
Il risultato (quasi scontato) è una coinvolgente triade di brani di puro blues eseguito al meglio.
Poi si chiude baracca e burattini e ci si dà appuntamento per la prossima edizione.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 03/04/2006 (4095)

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