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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 4118 del 7 aprile 2006 (2771) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Salviamo gli 'arnesi' della gente del fiume!
Salviamo gli 'arnesi' della gente del fiume!
Il Ticino non è più il nostro bel Fiume Azzurro, inutile negarlo. Hanno cambiato faccia le sue acque, le sue rive e i suoi “costumi”… Però, in quest’epoca in cui lavatrici che evocano futuristici acquari rischiano di scacciare il ricordo delle lavandaie, gommoni dai rombanti motori tentano di scalzare i vecchi barcè “a remi” (puntualizzazione, per altro, che anni fa nessuno avrebbe sentito l’esigenza di fare, dato che il vero barcè è solo a remi!) e la pesca è diventata un semplice passatempo domenicale, c’è chi non si arrende all’idea che il fulgido passato del Ticino e della sua gente cada nell’oblio…
 
Sono i Tisinat, i Burgsan o comunque i pavesi più affezionati alla nostra città e più legati alle sue tradizioni che lanciano un appello per salvare gli "arnesi" della gente del fiume.
 
L’idea è nata al Club Vogatori Pavesi. “La bibliografia sul Ticino è molto ricca ed esaustiva per quel che riguarda le tradizioni della sua gente e dei mestieri legati alla vita sul fiume” - spiega Alfredo Villa, presidente dell’associazione remiera di via Milazzo -. “Numerosi i saggi e le pubblicazioni degli autori pavesi che hanno raccontato la storia e la vita della gente di fiume… ma per rendere ancora più viva questa storia si rende necessaria un’iniziativa che in altre località ben più piccole di Pavia ha trovato una degna cornice e un ampio consenso... Ci riferiamo alla raccolta e alla custodia degli oggetti, degli utensili, degli attrezzi di lavoro della gente del fiume, dei nostri nonni... Cose che forse ciascuno di noi conserva distrattamente da qualche parte”.
 
L’obiettivo è quello di raccogliere notizie e foto del passato di tutto ciò che negli anni possa contribuire a ricostruire la storia del fiume e della vita lungo le sue sponde... Dalle immagini dei reperti fossili rinvenuti durante le operazioni di escavazione, agli attrezzi di barcaioli, pescatori e lavandaie, fino alle parti di vecchie imbarcazioni.
 
"Sono già “all’attivo” di questa operazione - racconta Antonio Maggi, tra i fondatori del Club - oggetti come “scagn”, “fugon” e “banchìn” delle lavandaie; ruote dentate di quelli che erano i torchi manuali e foto di vecchi torchi elettrici che avevano la funzione di “centrifugare” e asciugare i panni (soprattutto quelli di lana). Così come “bar” (sorta di barelle) e “palote” per la ghiaia (attrezzi simile a badili) dei gerö; “tramagg” e “argüs”, ovvero vecchie reti dei pescatori e  “mangul” (un tipo d’argano) usato dai barcaioli per il carico/scarico delle merci… E poi ancora immagini di utensili usati da “al méstar” (il maestro d’ascia dei carpentieri) e da chi cercava i “sassi bianchi” (poi triturati per fare i piatti o usati negli impianti di raffinazione, come gli zuccherifici); e dipinti che ritraggono, oltre alle lavandaie chine lungo le sponde, i mutaiö, cioè i vecchi barconi per il trasporto merci".
 
Questi “arnesi” della gente del fiume rappresentano un mondo e una realtà che sono in via di estinzione o che, come in Borgo Basso, sono già in parte scomparse a causa delle recenti alluvioni e/o dell'incuria degli stessi possessori.
 
E' importante – continua Villa - poter salvare dalla distruzione anche le immagini ingiallite dal tempo e recuperare pertanto materiale fotografico (originale o in copia) appartenente a privati che racconti la vita quotidiana del fiume e della gente del fiume con particolare riguardo alla zona del Borgo Basso”.
 
Tale materiale raccolto verrà catalogato e andrà ad arricchire l’archivio in via di costituzione e, una volta ottenute le liberatorie, vorrebbe essere utilizzato per la realizzazione di un catalogo digitale e per la creazione di un album di vecchie fotografie con scorci di Borgo Basso, di vita quotidiana lungo il fiume e di persone impegnate a lavorare in Ticino.
Tutto ciò verrà "salvato" potrà essere di nuovo visibile e disponibile alle generazioni future perché
rimanga inalterato nel tempo il senso di appartenenza e la volontà di interagire in modo costruttivo e consapevole con il proprio ambiente”.
 
Concorde con l’iniziativa, un’autorevole voce pavese, si unisce al coro lanciando un’accorata testimonianza/appello:
 
Quelle cose di legno o di ferro che ci sono sembrate inutili e che abbiamo messo nella stufa o più semplicemente buttato via; quelle cose finite in un angolo della cantina o della soffitta, a ricoprirsi di polvere o a decadere nell'umidità; ebbene, quelle cose furono (e in tempi poi non troppo lontani) strumenti per il lavoro o la vita domestica.
A noi non dicono più nulla, spesso nemmeno riusciamo a capire a che cosa servissero; i nostri vecchi li tenevano invece con cura.
Quelle fotografie ingiallite, quelle vecchissime cartoline che guardiamo al massimo con un po' di curiosità, e spesso con un po' di compatimento, ebbene sono i ritratti, sono gli scambi di ricordi e di saluti degli uomini e delle donne da cui deriviamo.
I loro volti, i loro nomi. La loro città.
Recuperarli, salvarli dalla distruzione, affidarli a chi li conserverà con cura, noi dovremmo sentirlo come un dovere, un atto di omaggio, di rispetto e di affetto reso ai padri, ai nonni e ai bisnonni.
Un segno che non dimentichiamo quanto essi hanno fatto per noi, per il nostro Ticino, per la nostra Pavia…” (Mino Milani).
 
 
 Informazioni 
Per comunicare la disponibilità e il possesso di oggetti o di fotografie contattare:

c/o Sede galleggiante del Club Vogatori Pavesi (tutti i giorni dalle 16.00 - 18.00)
Via Milazzo - Pavia

Tel.: 339/2549661 (Antonio Maggi)
0382/303076 (Pier Vittorio Chierico)
0382/20681 (Eleonora Allegretti)
 

Sara Pezzati

Pavia, 07/04/2006 (4118)

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