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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 412 del 3 febbraio 2001 (2053) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Francesco De Gregori - Amore nel pomeriggio
Francesco De Gregori - Amore nel pomeriggio

Di solito, quando i critici affrontano il nuovo lavoro di un "mostro sacro" tendono sempre a gridare al "capolavoro". Frasi come "...un nuovo gioiello ci viene regalato... e non poteva essere che così!" si sprecano nel timore di suscitare l'ira delle moltitudini di fans. Oppure, al contrario, si cerca di distruggerlo proprio per andare controcorrente e distinguersi dal branco.

Nel mio caso non è così; non mi sono mai considerato un vero critico; semmai un esperto della materia con un notevole bagaglio di esperienza e i mezzi necessari per poter esprimere un'opinione relativamente oggettiva. Per questa ragione, nell'accostarmi al nuovo album di Francesco De Gregori non mi sento per niente intimorito dai trascorsi del "nostro" (che, peraltro, ho sempre considerato leggermente sopravvalutato) e ho cercato di individuare i pregi e i difetti di questo lavoro.

L'album si intitola "Amore nel Pomeriggio", facendo un chiaro riferimento ad un famoso romanzo di Hemingway. La prima stampa è in digipack, priva di fotografie e con solo un disegno in copertina.

L'Aggettivo Mitico apre l'album; è un brano che, al primo ascolto, mi ha irritato per un ritorno al tipico stile degregoriano impressionista ed ermetico che aveva caratterizzato la seconda metà degli anni '70. Quel forzare il testo in strofe non-metriche che stridono un po' con la base musicale, per presentare un testo critico-cinico sui mali della società.

Nonostante questo primo impatto, alcune espressioni sono particolarmente felici ("...e le radio delle ragazzine, dove scoppia il silenzio e ogni dedica si confonde"), mentre la frase-tormentone ("gli uomini col macete sui fuoristrada, gli uomini a piedi nudi lungo la strada") mi sembra un po' capziosa. Quello che si salva sempre (in tutto l'album) è il tessuto musicale: scarno ma efficace, ben suonato ed inciso, crea atmosfere bellissime di forte impatto.

Nel 1975 Fabrizio De Andrè, nell'album Vol.8, inserisce ben quattro canzoni scritte a due mani con De Gregori ed un brano scritto solo da quest'ultimo, quasi a ridare verginità a quest'autore bistrattato e, in quel momento, rifiutato da quelle masse che l'avevano osannato nella sua fase più politicizzata. La canzone vincente era La Cattiva Strada; un'altra si chiamava Canzone per l'Estate.

In una sorta di celebrazione-ricordo dell'amico (e collega) scomparso, De Gregori incide una nuova versione di quest'ultimo brano. Poteva farne a meno: non mi piace assolutamente.

Il discorso cambia con Deriva, un classico brano degregoriano, pacato, poetico e semplice: bello.

Spad VII S2489 è scritta da Guglielminetti (che è anche il produttore dell'album) il quale ricalca le orme del "maestro" e compone un brano in stile De Gregori con un testo un po' scontato sul pilota della prima guerra mondiale.

Il gioiello mi appare in quinta posizione: Natale di Seconda Mano è una bellissima canzone sul tema dell'immigrazione clandestina che, senza forzare i toni, rende la malinconica rassegnazione di questo popolo "fuori". Toccante anche nell'arrangiamento curato da Nicola Piovani.

Quando e Qui è un altro brano scaturito dalla penna di Guglielminetti che, questa volta, centra il bersaglio con una filastrocca dal sapore coutry-westcoast.

Condannato a Morte comincia bene (anche se avrebbe potuto scriverlo chiunque: da Barbarossa a Bubola a Riccardi, ma lo avrebbero fatto molto meglio) e naufraga in un tragico inciso. Da cassare!

Francesco De Gregori

Il Cuoco di Salò è già un "caso". Quando si parla di certi argomenti, gli opinionisti si scatenano. In realtà, a parte l'ambientazione, il testo è solo l'illustrazione di come la Storia possa scorrere sulla pelle dei piccoli uomini che continuano a vivere, pur travolti dagli eventi, mantenendo il contatto con le piccole cose di tutti i giorni. La frase più azzeccata? "Qui si fa l'Italia e si muore". Il momento più vero? Quando il cuoco si chiede se gli Americani, che stanno arrivando, vorranno qulche cosa da mangiare. L'arrangiamento è di Franco Battiato. Bello!

Cartello Alla Porta è una ballata dal sapore country-western: la storia di un ubriacone da osteria, toccante nella sua semplicità: un altro bel pezzo.

Caldo e Scuro è musicalmente bellissima, ma il testo ti scivola addosso senza mai riuscire a coinvolgerti; però mi piace molto con i suoi sapori che stanno tra Dylan e Lorenzo Riccardi.

Sempre E Per Sempre, è una di quelle canzoni che, come recita il testo, "lasciano il tempo che trovano".

In definitiva: no! Non è un capolavoro ma contiene alcuni gioiellini ed è, nella produzione di De Gregori, un buon album dai toni pacati e dalle atmosfere omogenee in cui quella che risalta meglio (e questo è strano) è la musica. Considerando le ultime prove di questo cantautore (in gran parte deludenti) questo nuovo lavoro potrebbe far sperare in una ripresa.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 03/02/2001 (412)

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