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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 417 del 10 gennaio 2001 (1697) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Pavia celebrata su disco
Pavia celebrata su disco

Lo scorso anno, durante la rassegna jazz "Dialoghi" curata da Roberto Valentino per conto del Settore Cultura del Comune di Pavia (rassegna che si ripeterà, anche quest'anno, per la terza edizione durante quattro giovedì di marzo), abbiamo avuto la possibilità di assistere, in Santa Maria Gualtieri, allo straordinario concerto del duo Pierre Favre - Tino Tracanna. Era stato un concerto coinvolgente ed estremamente stimolante proprio per l'inusitato accoppiamento di un sax con un set di percussioni fuori dall'ordinario. L'esperimento si dimostrò vincente, al punto che i due decisero di continuare la collaborazione e di testimoniare il loro "sperimentare" con un disco.

Questo disco ha visto la luce negli ultimi giorni del secolo e -sorpresa, sorpresa- la nostra città viene celebrata non solo con due belle foto della copertina scattate all'interno di Santa Maria Gualtieri (proprio durante quel famoso concerto) ma anche con una loro composizione che hanno intitolato "Pavia".

Le atmosfere del disco riproducono fedelmente quelle del concerto, con le ovvie diversità in quanto non sono state utilizzate le registrazioni effettuate nel corso del concerto stesso, ma quelle di tre mesi dopo realizzate presso gli studi Suono Vivo di Bergamo.

Pavia celebrata su disco

I quattordici brani che formano questo "Punctus" sono tutte composizioni originali all'infuori di Misterious (italianizzata in Misterioso) di Monk, brano che era stato inserito anche nella "scaletta" del concerto pavese.

La musica è il prodotto di due musicisti che si inseguono, si stimolano e ognuno di loro costruisce, un gradino alla volta, scale "spericolate" che portano a mete da scoprire solo all'arrivo. Tracanna passa dalle note lunghe e soffiate ai sovracuti stizzosi classici del Free, oppure ripete riff ritmici che servono da spunto ad acrobatiche percussioni. Favre crea scale tonali con le diverse accordature dei tamburi; ogni tanto scivola nella "rumoristica", evocando atmosfere vicine alla musica classica contemporanea, a Nono e Shonberg; a volte si lancia improvvisamente in uno swing, suonato con le spazzole, dei più tradizionali; ma lo rende ironico e provocatoriamente scollacciato, arrivando a fare "lanci" e "break" alla Gene Crupa. E' il suo modo di ironizzare su chi, da un batterista, si aspetta "modi" e ruoli stabiliti.. Favre è veramente incredibile e funambolico; usa ogni tipo possibile di spazzole o di bacchette (anche due travicelle di legno dolce) e, quando non gli bastano più, usa le mani nude. Il geniale percussionista svizzero, ancora una volta, si dimostra un caposcuola difficilmente imbrigliabile in definizioni di "genere" e Tracanna non smentisce certo la sua fama di fine musicista.

Un album molto bello che, a tratti, illude l'ascoltatore facendogli credere di essere alla presenza dei musicisti nel corso di un concerto in diretta.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 10/01/2001 (417)

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