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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 443 del 5 aprile 2001 (5177) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Economisti e badesse
Economisti e badesse

Studiare in un ambiente non solo pulito ed accogliente, ma anche splendido dal punto di vista storico ed architettonico: è quello che succede ai fortunati studenti della Facoltà di Economia dell'Università di Pavia. Infatti, questa facoltà possiede una delle più belle sale-studio che si siano mai viste.

Si tratta della ex-chiesa di San Felice, che faceva parte di un complesso monastico retto da monache benedettine, oggi diventato, per l'appunto, sede di Economia. Il Monasterium Reginae ha origini longobarde; all'esterno della chiesa, sul lato meridionale, è ben visibile la struttura medievale con le alte arcature cieche in cui s'inseriscono delle finestre.

L'interno ha subito pesanti cambiamenti nel tardo X secolo e, maggiormente, nel XV e nel XVII secolo. Notevole è però la cripta, in cui sono situate delle grandi arche-reliquiario marmoree (secc. IX-X). Nel XVIII secolo, il monastero viene soppresso dal Governo Austriaco e la sua sede adibita ad orfanotrofio: in questa occasione, gli affreschi della chiesa sono stati ricoperti da una mano di intonaco.

Durante i restauri curati dalla Soprintendenza archeologica della Lombardia (1996-1997), è stato fatto un importante ritrovamento: al di sotto della vecchia pavimentazione, si sono ritrovate delle tombe dipinte. Ciò si spiega col fatto che, nel IX-X secolo, la chiesa si era ampliata verso ovest, inglobando lo spazio adibito a cimitero, che viene così ricoperto da un pavimento a cocciopesto.

Una delle tombe più notevoli, per la sua decorazione pittorica, è quella della Madre Badessa Ariperga, al centro della chiesa. E' stato possibile attribuire la datazione della tomba all'VIII secolo in base ai motivi decorativi e paleografici. Su uno dei lati corti, verso est, è dipinta una croce bicroma, affiancata da cespugli di rose, l'una simbolo della passione di Gesù, i secondi del sangue versato dal Salvatore nell'ora della sua morte. Sul lato corto rivolto ad ovest, è raffigurata, all'interno di un cerchio dal bordo giallo ocra e con il fondo blu egiziano, la Dextera Dei benedicente: l'uno è simbolo di eternità, la mano è invece simbolo della potenza di Dio che tutto crea e protegge (mentre la rappresentazione della mano sinistra avrebbe significato il potere distruttivo di Dio e la maledizione divina sull'uomo). Sui lati lunghi, si trovano delle perle (simbolo del mistero del trascendente reso sensibile ed incarnazione di Cristo) e un'iscrizione; al centro sta una croce bicroma a braccia patenti sorgente da un roseto e affiancata da due Vangeli con le copertine ricoperte di gemme e l'indicazione dell'Evangelista da cui sono stati scritti (sul lato nord, Luca e Giovanni; sul lato sud, Marco e Matteo).

E' consolante vedere l'impegno speso per restituire ai cittadini la bellezza di San Felice, in un mondo che appare sempre più disinteressato alla preservazione di ciò che è antico perché vecchio ed inutile. Il dovere di tutti noi, adesso, è quello di conservare e rispettare questo luogo.

 
 Informazioni 
 

Anna Montani

Pavia, 05/04/2001 (443)

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