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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 444 del 7 settembre 2001 (3588) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Palazzo Mezzabarba
Palazzo Mezzabarba

Considerato uno tra i più begli esempi di barocchetto lombardo, il palazzo fu edificato tra il 1726 e il 1733 su progetto di Giovanni Antonio Veneroni, il quale era stato incaricato dai conti Giuseppe e Girolamo Mezzabarba di rinnovare l'antica dimora di famiglia che qui sorgeva fin dal Cinquecento.

Vera gioia per gli occhi è la facciata, la cui esuberanza decorativa fu degnamente paragonata da Cesare Angelini a "una sonata di Mozart, a un minuetto di Boccherini". Caratterizzato da una ricercata asimmetria, in quanto uno dei due portali che vi si aprono è fittizio, il prospetto frontale è scompartito da alte lesene, è mosso da balconcini dai parapetti ondulati e da finestre coronate da capricciosi cappelli ed è ornato da cartelle, mensole ricciolute e conchiglie. Ogni elemento richiama il periodo in cui il palazzo venne costruito, il primo Settecento, quando le parole d'ordine dell'architettura erano "stupire" e "mostrare".

Molto ricco è anche l'apparato decorativo all'interno dell'edificio. Nelle sale si ritrovano affreschi attribuibili al cremonese Giovanni Antonio Borroni, personalità di spicco del panorama artistico lombardo del Settecento. Sicuramente di sua mano è lo splendido salone da ballo, oggi sala del Consiglio: alle pareti le "Storie di Diana" si alternano a raffinatissimi affreschi a monocromo, mentre nella volta domina il medaglione con "la Virtù che vince sul Vizio".

L'ambizioso progetto iconografico, realizzato negli anni '30 del Settecento presenta sia grandiose allegorie sia soggetti biblici e mitologici, con il chiaro intento di celebrare la cultura dei committenti. Il Borroni fu coadiuvato, tra gli altri, da Pietro Maggi; sua la decorazione pittorica della "Sala di Giuditta", oggi sala della Giunta. Fra le numerose altre stanze affrescate, ricordiamo la curiosa "Sala fiamminga", dipinta con scene campestri che ricordano la tradizione olandese e nordica.

Ovunque stucchi improntanti a una grande varietà decorativa e plastica completano l'apparato pittorico.

A palazzo Mezzabarba appartiene pure il vicino oratorio dedicato ai Santi Quirico e Giulitta, commissionato nel 1733 al Veneroni da Carlo Ambrogio Mezzabarba, allora vescovo di Lodi. La facciata della chiesa, ideale prosecuzione del palazzo, profilata da cornici mistilinee e racchiusa ai lati da due campaniletti che convergono un poco verso il portale, cela magistralmente il tracciato dell'interno di forma ellittica. L'interno, pur nelle dimensioni ridotte, è un tripudio di stucchi dorati, in strettissima connessione con gli elementi architettonici. Affreschi del Magatti e di Francesco Bianchi decorano le pareti e la volta.

 
 Informazioni 
 

Alessandra Viola

Pavia, 07/09/2001 (444)

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