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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 4485 del 14 luglio 2006 (2502) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Addio a Claudio... con lo spettacolo nel cuore
Addio a Claudio... con lo spettacolo nel cuore
Con poche righe, vorrei dire addio ad un amico che se ne è appena andato.
 
Forse oggi non molti si ricorderanno di Claudio Bertoluzzi, fuori dall’ambiente politico-amministrativo di Pavia, ma io credo che si debba “dare a Cesare quello che è di Cesare” e riconoscere a Claudio l’importante ruolo che ha svolto per la cultura pavese.
 
Negli anni ’70 (e sino agli anni ’80), Claudio Bertoluzzi è stato assessore alla Cultura dell’Amministrazione Provinciale. Non ne voglio dare un giudizio politico (che non mi compete) e capisco (col senno di poi) che come amministratore sia stato un po’ “spericolato”, ma grazie al suo senso di avventura, alla sua iniziativa e, perché no, anche alla sua spericolatezza, Pavia ha vissuto una stagione d’oro per quello che riguardava la musica, il teatro, il cinema, lo spettacolo e la cultura in tutte le sue forme.
 
Era il periodo del “Si va per cominciare”, grande contenitore stagionale in cui si riversava il meglio di quello che si trovava “in giro” nel campo dello spettacolo. Bertoluzzi aveva anticipato quello che poi (con altri mezzi) avrebbe fatto l’assessore Nicolini a Roma e trasformato Pavia e la sua provincia in un enorme palcoscenico che offriva quotidianamente spettacoli di una levatura incredibile (quale, per esempio, quello di Tatì che venne a presentare “il Circo” in anteprima al Teatro Fraschini).
 
Fu grazie all’amore di Bertoluzzi (unito a quello di Davide Turconi e Antonio Sacchi) che si realizzarono mostre come “Divi e Divine”, “Bianconero, rosso e verde”, “Un bel dì vedemmo”, che girarono il mondo, vennero presentate anche al Festival di Cannes e portarono il nome di Pavia in ambito internazionale. E sempre grazie alla sua iniziativa e al suo ruolo di mediatore (quando ormai non era più assessore) che si tenne a Pavia la grande mostra “Tesori di Lituania”, nel 1989.
 
Impaziente, irruente, entusiasta, irrefrenabile, a volte irragionevole nel voler perseguire i suoi obbiettivi, non ha capito che i tempi stavano cambiando, che Pavia non era Roma, che le forze a disposizione erano differenti e sempre minori e ha dovuto abbandonare la sua “crociataculturale.
 
È sempre rimasto, comunque, in altre vesti, legato agli ambienti della cultura e degli interscambi internazionali.
Quando mi hanno comunicato la notizia della sua morte, ho provato un grande senso di vuoto e mi auguro solo che come me ce ne siano tanti altri.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 14/07/2006 (4485)

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