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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 449 del 20 marzo 2001
 
Le leggende di Oramala
 
Le leggende di Oramala

L'Oltrepò pavese è terra di castelli e le secolari vicende di ogni fortilizio, sono narrate dalla storia ufficiale, quella "vera" e documentata, e dalla "cronaca popolare", quella di fiabe e leggende.

L'itinerario che stiamo scoprendo insieme in queste settimane, quello percorso nel XII secolo dal Barbarossa, tocca anche l'elegante e fiero castello di Oramala, magicamente avvolto da atmosfere leggendarie e da misteri.

"... dal castello partiva una galleria che andava fino al castello di Varzi e da bambino il mio nonno mi diceva che il suo bisnonno andava dentro con un lume e camminava per ottocento passi, poi gli mancava il respiro e tornava in dietro ...". Così scriveva, un vecchio che abitò ad Oramala prima della grande guerra, agli attuali proprietari del castello (i fratelli Panigazzi), in una lettera vergata con calligrafia incerta, ma dai contenuti traboccanti di magia e meraviglia.

Si tratta di un magnifico castello, arroccato su di un colle arenaceo a 750 m di quota, circondato da boschi lussureggianti... Salendo da Varzi, ad un certo punto appare, con la sua poderosa torre e subito si rimane sedotti dal fascino del suo profilo severo e al contempo soave.

Sono molte le leggende legate al maniero, ma vi sono anche storie che, pur sconfinando in apparenza nella favola, è possibile che narrino fatti realmente accaduti. Come, ad esempio, credo vi siano dei fondamenti di verità, pur intercalati, probabilmente, da frammenti di fantasia, nei ricordi scritti nella lettera dal vecchio montanaro.

Sono stato al castello con il desiderio di carpire anche solo una parte dei suoi segreti, per ascoltare quanto esso stesso fosse disposto a raccontarmi. Mi sono calato nel suo animo, attraverso un grande pozzo, per poi proseguire lungo la via che conduce al suo cuore, un cunicolo aperto nella roccia, mille anni fa... E' stata una grande emozione trovarmi là sotto, nel silenzio e nell'oscurità timidamente violata dalla tenue luce della mia frontale. E' allora che ho compreso davvero quanta storia è passata per quei luoghi; a un dato momento mi è parso di udire la musica di un trovatore provenzale, intento ad allietare la corte con gioiose canzoni o a conquistare il cuore di una graziosa principessa con dolcissime melodie.

Cortile di Oramala

Di quel cunicolo oggi rimane percorribile solo un tratto, quello che dal locale basso della torre raggiunge il pozzo del cortile interno del castello. Alla parte che invece dovrebbe condurre fuori dalle mura è stato, tempo addietro, impedito l'accesso da un muro di pietra. Non lontano dal fortilizio, è stato però trovato un buco comunicante con il passaggio sotterraneo, la cui utilità era probabilmente quella di condurre aria fresca all'interno del cunicolo. Queste "prese d'aria", con il passare del tempo e il venir meno della manutenzione, sono state tappate con terra e pietre, ecco perché il trisavolo del vecchio montanaro di Oramala, dopo avere percorso gli ottocento passi nella via sotterranea, si sentiva mancare l'aria!

Quando iniziarono i lavori di restauro del castello, nella parte di cunicolo che ho avuto modo di visitare, furono trovati diversi reperti: cocci di vasellame antico (probabilmente rinascimentale), un delizioso secchiello in ferro battuto che veniva utilizzato per prendere l'acqua dal pozzo, grandi cardini e lunghi chiodi in ferro appartenuti a chissà quali grandi porte del castello. Furono trovate anche numerose conchiglie fossili, fatto non insolito dato che l'arenaria, in cui è scavato il cunicolo è una roccia sedimentaria di origine marina.

Il cunicolo

Ma chissà quali e quante altre meraviglie sono state trafugate dal castello negli anni in cui fu lasciato nell'abbandono. A tal proposito il vecchio montanaro ancora racconta: "... mi diceva mio nonno, che un nonno vecchio, che scavava sempre con il piccone, ha trovato, sotto una stanza che dicevano che era una chiesa, un piccola cassa piena di monete di oro e di argento e che l'ha portata ai gendarmi e che, intanto che andava, i ladroni l'hanno presa loro e mio nonno mi diceva che i ladroni l'hanno picchiato e che uno era il bandito Gerolamo, che una volta gli aveva rubato anche una vacca...". La "stanza" era effettivamente una cappella. Quella dei Malaspina, una famiglia molto devota al Cristianesimo, tanto che i terreni dove oggi sorge l'Abbazia di Sant'Alberto di Butrio, furono proprio donati da Obizzo Malaspina a Sant'Alberto. Quella cappella è stata riportata alla sua antica bellezza grazie all'encomiabile opera di restauro che i fratelli Panigazzi hanno condotto sull'intero castello.

Ma tornando ai segreti che il fortilizio nasconde sotto di se, ecco cosa scoprì il vecchio montanaro: "... io avevo trovato, scavando, tre archibugi e una bombarda che era troppo grossa e allora l'ho fatta andare giù in un grande buco e l'ho coperta di sassi ...".

Indubbiamente tutte queste notizie non possono che stimolare la curiosità di chi abbia un minimo interesse per la storia, ma anche una passione particolare per le favole..

Veduta del Castello di Oramala

Il castello, al pari di quasi tutte le residenze malaspiniane, fu centro di cultura. Trovatori provenzali di grande prestigio, quali Borneilh, Vaqueiras, la Tor, soggiornarono qui nel 1260. E di tale vocazione del castello, si trova, ancora una volta, un suggestivo richiamo "... ricordo che dentro un grande buco fatto bene ho tirato via una ciappa e c'era, ..., un bel buco, fatto che si stava dentro bene, ed era pieno di libri scritti a mano che non si capiva niente e li ho lasciati lì, nascondendoli con sassi e ho messo sopra la grande ciappa al suo posto, perché ho detto che erano i libri del Re...".

La credenza popolare vuole che sul castello di Oramala aleggi una maledizione, pronta a rivelarsi puntualmente ogni venticinque anni. Allo scadere di tale lasso di tempo, succede che ci scappi il morto, nei pressi o all'interno del castello. Quest'anno sono esattamente venticinque anni da che un uomo morì ai piedi del fortilizio e venticinque anni prima una ragazza, intenta a giocare fra i ruderi del castello, trovò la morte precipitando all'interno della torre. Leggendo poi che "... in un altro grande buco ho trovato tante ossa con delle teste ...", ecco che questo timore popolare mi torna alla mente.

E' questo un meraviglioso luogo dove, in un'unica affascinante storia-leggenda, si fondono l'eterea dolcezza della musica provenzale con il brivido del mistero e dell'orrido. Un castello, quello di Oramala, che ancora molto ha da raccontare a chi lo vuole e lo sa ascoltare, che sicuramente nasconde ancora dei tesori. Il vecchio montanaro così conclude infatti la sua lettera ai Panigazzi: "... scavate tanto e troverete tante cose ancora"...

 
 Informazioni 

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Piermaria Greppi

Pavia, 20/03/2001 (449)   Vedi altri articoli della rubrica: Itinerari... »

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