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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 461 del 13 maggio 2002 (4525) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Sentiero Roma e monte Disgrazia - II parte
Torrioni granitici

Tempo migliorato, nella pancia la colazione e il senso di rammarico per l'abbandono di Silvano (è un bravissimo ragazzo e un compagnone): si riparte per la seconda tappa: obbiettivo Rifugio Gianetti.

Neanche il tempo di guardarci intorno che il sentiero si impenna con un'inclinazione non indifferente. Ci consoliamo con la bellezza del bosco che attraversiamo, parlando però poco, il fiato è prezioso e i muscoli ci mettono del tempo ad oliarsi!
Di fronte a noi cime come il Grut, il Conco e la Codera, tagliate da interessantissimi canaloni sui quali ricamiamo fantasie alpinistiche nelle frequenti soste.

Scopro con grande piacere che nelle zone più soleggiate i mirtilli sono già maturi: zuccheri e liquidi preziosi per ristorarci senza toglierci lo zaino dalle spalle... e colorarci le dita di blu.
Più sopra troviamo un'ombrellino rotto abbandonato lungo il sentiero e un paio di scarpe da ginnastica attaccate a un ramo d'abete. La misura, e la nostra fantasia, depongono a favore dell'appartenenza di queste cose a un'esemplare femminile della nostra razza, e già facciamo congetture su un'eventuale prossimo ritrovamento di altro capo d'abbigliamento, distogliendoci dalla fatica del salire
Ovviamente non ritroviamo nient'altro, ma la delusione viene interrotta dallo spavento nel vedere Giuseppe (no, il sasso nascosto sul sentiero lui proprio non lo aveva visto) rotolare verso il basso per qualche metro prima di fermarsi ancorandosi con un piede a un tronco d'albero e rialzandosi con un sorriso che ci rincuora, ma che si trasforma in ghigno davanti ai nostri sfottò.

Il gruppo al Rifugio Gianetti

Fuori dal bosco spiana un poco e fra gande di granito raggiungiamo l'Alpe Averta dove sostiamo osservando il Passo del Barbacan ancora molto in alto verso il cielo.
E' stato faticoso, lo ammetto, raggiungere il colle, passando su sfasciumi di pietroni, zigzagando come in uno slalom speciale al contrario (salita) e ansimando come un mantice sentendo lo zaino sempre più pesante, ma raccomando vivamente a chi abbia un po' di allenamento di arrivarci a questo benedetto Passo del Barbacan, perché quando scollini hai una veduta fantastica dell'alta Val Porcellizzo con la spettacolare corona di monti che la chiudono (o la ingioiellano?) rispondenti ai nomi famosi di Pizzo Badile, Cengalo, Porcellizzo, Torelli, S. Anna, Gemelli e Bondasca... roccaforti di granito che paiono eterne, su cui gli alpinisti disegnano vie per tutti i gusti, ma mai banali.

Anche Nicola e Paolo, ripreso fiato, si stupiscono davanti allo spettacolo e rimaniamo un po' al passo, mangiucchiando qualcosa e vedendo il rifugio Gianetti quasi alla nostra altezza.
Impariamo poi a nostre spese che attraversare le conche delle alte valli vuol dire salire e scendere in continuazione, anche se parti da 2500 metri e arrivi a 2500 metri!

Alla fine però arriva anche il rifugio e con questo il programmato congiungimento con Rocco, stakanovista delle escursioni, avendo terminato solo due giorni prima il Giro del Bianco con il CAI di Pavia.
Commenti entusiasti sul percorso e meritato riposo che coincide con un pasto decisamente inferiore alla sera precedente (dov'è il pollo ruspante del Brasca?!?)...

(continua... )

 
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Ruggero Cattaneo

Pavia, 13/05/2002 (461)

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