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Sentiero Roma e monte Disgrazia - III parte
Sentiero Roma e monte Disgrazia - III parte

Sono circa le otto e partiamo con i nostri zaini verso il Passo Camerozzo, a cui ci avviciniamo saltando da un blocco di granito a un'altro, mai guadagnando decisamente quota.

Noto, cammin facendo, che il Cengalo, da me giudicato molto meno spettacolare del Badile vedendolo dal rifugio, mostra da questo nuovo versante arditi torrioni e guglie che lo rendono molto interessante.

E poi si attacca il Passo, in maniera molto verticale, ancora in gruppo con le altre comitive partite più o meno assieme formando la classica coda. Si risale, aiutati dalle catene, con prudenza che ci accompagnerà fino al Passo, guadagnato faticosamente. Sosta doverosa per ammirare i Pizzi del Ferro, siamo nell'omonima Valle, e comincia in lontananza a ingigantire il Monte Disgrazia, vero signore delle valli di questa zona ("ma riusciremo a salirlo?").

La discesa cancella dalla mente questi pensieri, facendosi subito verticale e richiedendo molta attenzione, rivolta anche ad alcune signore decisamente non a loro agio su questo tipo di percorso.

Nicola si rivela preziosissimo dispensatore di consigli a tali signore e riesce a "traghettarle" in discreto stile fino alla base della parete che scende alla Valle del Ferro. Un'altra sosta al sole per rinfrancarsi e fotografare il resto dei gruppi in discesa spettacolare e poi via ad attraversare la conca alta della Valle con percorso ovviamente non propriamente orizzontale.

Il Passo Qualido riserva un'altra salita verticale, ma in scala decisamente minore, mentre il sole comincia a latitare, rinfrescando decisamente l'aria e abbreviando così le soste per "ozio".

Il Passo d'Averta diventa quasi una formalità e dalla sua sommità vediamo finalmente il Rifugio Allievi Bonacossa a portata di mano.

Rocco ormai si è inserito benissimo e lo sentiamo dei nostri e con lui dissertiamo sul Sentiero Roma che ha già percorso anni fa, prodigandoci consigli e chiarimenti sui "punti caldi" del percorso.

Comincia così il mito della Bocchetta Roana, descrittaci come l'ultimo scoglio che ci separerà dal Ponti, ultimo rifugio e base del tentativo al Disgrazia ("ci sarà ghiaccio per salire alla Bocchetta rendendoci così insidioso il suo superamento?").

Confermando ormai definitivamente il teorema che partendo da una precisa quota per arrivare al rifugio posto alla stessa quota il percorso sarà irto di salite e discese, guadagnamo dopo parecchio tempo e fiato l'Allievi, vero albergo in alta quota, come costateremo salendo alle camerate per depositare i nostri fardelli, inaugurato nel 1989 di fianco al vecchio Bonacossa.

La cena ricalca il copione della serata precedente, priva di fantasia, e i commenti toccano l'argomento "skyrunner" o podisti d'alta quota, gente allenata a correre a quote dove noi camminiamo lentamente. Pare che tra una ventina di giorni ci sarà una gara di questi atleti proprio sul percorso del sentiero Roma e il vedere i tempi fatti registrare da questi fenomeni nella gara dell'anno scorso fa venire i brividi, poche ore dove noi impieghiamo giorni.

Per me resta un mistero come facciano a resistere le loro caviglie e gambe a quel ritmo forsennato e, soprattutto, che polmoni!. Oltretutto vengo a sapere che il padre della carinissima rifugista che ci accoglie con occhi da cerbiatta è uno di questi superatleti; le faccio i complimenti, per tutto...

(continua... )

 
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Ruggero Cattaneo

Pavia, 17/06/2002 (462)

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