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Sentiero Roma e monte Disgrazia - IV parte
Il monte Disgrazia

Ore 8.10, la sveglia è ormai assimilata e partiamo alla volta del Rifugio Ponti con sopra di noi un cielo che non promette scottature. Dall'alto la Cima di Castello ci osserva mentre con percorso appena ondulato guadagnamo senza fatica il Passo Val Torrone; discenderlo comporta invece attenzione perché picchia con decisione verso il basso.
Ci consoliamo con la vista della magnifica Alta Val Torrone, stretta, con le sue pareti granitiche levigate dall'antico ghiacciaio e, a chiuderla a nord, i Pizzi Torrone, diaboliche costruzioni da favola dove la dura pietra sembra scolpita da un artista "maledetto".

Pecore belanti ci salutano passando di fianco al Bivacco Manzi, sorto in posizione strategica. Anche gli stambecchi prediligono questo posto e lo dimostrano con numerose "testimonianze" del loro passaggio e riposo, tant'è che bisogna dar prova di un ottimo equilibrio per riuscire a mettere il piede su uno spazio libero. E qui Paolo esordisce con "la battuta dell'escursione", facendoci piegare in due dal ridere: "Abbiamo finalmente trovato la mitica Val Merdarola!". Risaliamo il ghiacciaietto e attacchiamo in buona compagnia il Passo Cameraccio, aiutati da catene e rallentati dalla coda.

L'uscita sul Passo è emozionante: ci troviamo in un ambiente d'alta quota con la neve piuttosto alta e la vista sul Disgrazia è mozzafiato; è talmente possente da sembrare un'ottomila! (Figurati se riesco a salirlo!).
La discesa ci riporta con i piedi per terra, anzi onestamente un paio di volte anche con il sedere per terra, in quanto delle insidiose placche lisce di granito sono coperte di neve in parte in disgelo, risultando scivolose come saponette.

Giuseppe, Paolo e Nicola.. una sosta sul sentiero Roma

Giuseppe, sempre funambolico, alla fine ci guida su una traccia sicura, proseguendo per i soliti pietroni prima verso l'Alpe Cameraccio e poi avvicinandoci alla Bocchetta Roma. Nel frattempo abbiamo ammirato il solco a U della bellissima Val di Mello, con le sue famose placche di granito, terreno di gioco per i buoni arrampicatori.
L'attacco alla Bocchetta ci è favorevole in quanto al posto del temuto ghiaccio troviamo solo neve che tiene bene sotto ai ramponi, e anche qualche fiocco che scende dal grigio cielo.
Trovo divertentissimo arrampicarmi sui lastroni rotti e, insieme a Rocco, faccio una digressione lontano dai segnavia, per aggirare la neve accumulata. Fiato pesante ma, soddisfatto, raggiungo Nicola, Paolo e Giuseppe che nel frattempo guardano nella Valle di Preda Rossa, vedendo...... la nebbia. Niente del promesso panorama, solo rocce rotte e grigio.

Ripresa forza ci dirigiamo al Rifugio Ponti, che emerge ogni tanto come un fantasma dalle nuvole, come a rassicurarci che ormai ci siamo. La soddisfazione è grande al caldo del rifugio, e facciamo il punto della situazione per l'indomani, epica giornata per chi tenterà la scalata, mentre ci vediamo servire la cena dal cameriere addirittura in livrea, cosa inusitata in un posto come questo, "perso" tra le montagne.

(continua... )

 
 Informazioni 
 

Ruggero Cattaneo

Pavia, 05/07/2000 (463)

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