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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 464 del 30 luglio 2002 (3961) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Sentiero Roma e monte Disgrazia - V parte
Il Bernina

L'alba ancora tarda a rischiarare la cresta della morena che stiamo risalendo per raggiungere il ghiacciaio.
Dietro di me il passo regolare e sicuro di Giuseppe mi fa buona compagnia in questo posto di ombre. Purtroppo oltre a Rocco, come programmato, anche Nicola e Paolo hanno dato forfait e oggi scenderanno a Filorera per tornare a casa, con però in tasca il Sentiero Roma e tante immagini di montagna vera.

Gli zaini contengono l'indispensabile, avendo lasciato ciò che non serviva al rifugio a cui torneremo terminato il tentativo. Ciò nonostante il fiato è pesante risalendo a zigzag il ghiacciaio di Preda Rossa e fatichiamo un po' a raggiungere la Sella di Piada. Da qui si apre un panorama estesissima da cui emerge possente il gruppo del Bernina, a me ancora sconosciuto, ma allettante. Dietro a noi le vallate in basso sono coperte dal "mare" di nuvole, creando quindi l'illusione di gruppi di isole emergenti dall'oceano in tempesta.

Il sole finalmente ci scalda un po' e vediamo il traverso da fare per aggirare delle roccette poco invitanti. La neve è perfetta, finito il traverso guadagnamo la crestina per trovarla subito sbarrata da roccette, scalate con i ramponi ai piedi, (per me è una novità). E' la prima volta che affronto creste così affilate con precipizi abissali, ma i ramponi non si spostano di un millimetro, mettendomi fiducia.

Giuseppe al passaggio sulle rocce del M. Disgrazia

Superiamo così diversi tratti anche in sensibile salita, fermandoci solo per bere e guardarci attorno. Poi è la volta di una parete discretamente obliqua, superata zigzagando e rientrando in cresta. Ormai manca poco e, lasciando passare una cordata di quattro alpinisti che hanno già raggiunto la vetta e ora sono in discesa, faccio qualche fotografia, parecchio emozionato...

Raggiungo altri alpinisti già in cima, per un'erta salitina da farsi con attenzione, avendo ormai tutto intorno solo cielo. Lo spazio è poco e quando, dopo pochi minuti, arriva Giuseppe, ci muoviamo al rallentatore con la massima cura. Ci facciamo fare la foto di vetta, mentre la felicità è trattenuta solo dal pensiero della discesa.
Scendere è questione di concentrazione, non la mollo e tutto va per il meglio, solo a Giuseppe succede, scendendo dalle ultime roccette, di perdere la piccozza che si ferma a cinque metri da noi, ma pericolosamente verso il baratro. Decide di lasciarla lì e mi segue con moltiplicata attenzione nell'ultima discesa e poi nel traverso verso la Sella.

Ruggero in vetta!

Qui giunti diamo sfogo alla felicità e ci sentiamo soddisfatti. La discesa ci diverte lungo il ghiacciaio e la cresta di morena ci guida verso il rifugio, mentre ci sentiamo "filosofi" ed enunciamo, in chiara crisi di euforia, molti teoremi sulla vita, le montagne e le donne.
Passiamo le ore nei pressi dell'edificio, ad oziare al calore del sole che gioca a nascondino con i soliti nuvoloni del pomeriggio e tiriamo l'ora di cena, scalando con la mente e a parole tutte le cime dei dintorni, in special modo i Corni Bruciati che abbiamo di fronte a noi.

Il tramonto ci regala colori accesi sulle rocce rossicce... e la sorpresa di ritrovare in mano ad un simpatico Svizzero la piccozza di Giuseppe, da lui recuperata e ovviamente resa al legittimo proprietario in cambio di una fresca birra. A cena altra sorpresa, ci assegnano il "premio fedeltà" perché è il secondo giorno che sostiamo in rifugio; per secondo cotolette impanate e di contorno insalata fresca, un sogno per noi che comunque avremmo divorato anche il tavolo!

(continua... )

 
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Ruggero Cattaneo

Pavia, 30/07/2002 (464)

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