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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 466 del 5 marzo 2001 (1876) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Grecia in barca a vela: prima parte
Grecia in barca a vela: prima parte

Finalmente in vacanza! Dopo un faticoso anno scolastico in prima liceo, si parte: destinazione le isole ioniche della Grecia. Il programma è allettante: un giro di 15 giorni a zonzo in barca a vela con i miei genitori.

Parto da Pavia e, dopo qualche ora di treno e 16 di traghetto, arrivo ad Igoumenitza.

Lì, in banchina, ci aspetta Luciano, skipper e amico di vecchia data di mio padre, con la sua mitica barca "Cozumel III", lunga dieci metri, molto veloce e confortevole. Saluti, imbarco e via subito in navigazione per raggiungere un porticciolo distante 10 miglia: Plataria, incantevole paesino di pescatori, con una spiaggia stupenda. Cena con un tramonto mozzafiato in riva al mare in un ristorantino tipico, cucina semplice ma buona, costo a testa 2.000 dracme (12.000 tutto compreso), non male! Già la stanchezza del traghetto comincia a svanire, un tuffo dalla barca in un'acqua da Caraibi e poi tutti a nanna con l'eccitazione per il domani...

Eccomi al timone!

Sveglia all'alba, destinazione Preveda, durata della navigazione circa otto ore: il mare non è mosso, un vento da nord-ovest, che tocca i 25 nodi, ci spinge in direzione sud, le onde formate ci spingono di poppa, rendendo la navigazione un po' disagevole (nelle ultime ore sembra di essere in lavatrice). L'unico che non sembra disturbato è mio padre: per 6 ore di fila lo vedo al timone senza dar segni di stanchezza: si vede che si diverte.

La mattina partenza verso il mare chiuso di Amorakia, un mare lungo un centinaio di chilometri e largo una trentina, nutro la speranza di vedere delfini. Viaggiamo in compagnia della barca di Giorgio, velista simpatico ma un po' matto. Mi viene dato il timone e subito mi passa il torpore mattutino, una sindrome che mi affligge spesso in vacanza ma il vento dai 15 ai 25 nodi mi tiene impegnato e la barca fila a 8/9 nodi: non c'è onda ed è divertente, riprendo dimestichezza con il timone e la bolina mi carica di adrenalina. Avvistiamo a distanza grossi delfini, buttiamo l'ancora in una rada stupenda, circondata da collinette piene di alberi di ulivo e di greggi di capre. Alla sera, simpatica cenetta in pozzetto con una pastasciutta con sugo di zucchine e pomodori preparata da mio padre, cuoco ufficiale di bordo.

La mattina si riparte per Zaverda ma dopo mezz'ora di navigazione, per radio Giorgio ci avverte che la sua barca ha dei problemi al motore, siamo costretti a rimorchiarlo e da poppa ci divertiamo a fotografarlo, prendendolo scherzosamente in giro. Riportato Giorgio in porto riprendiamo la nostra rotta per Zaverda. Il viaggio viene interrotto da bagni in acque cristalline e arriviamo a destinazione in un porticciolo da favola, piccolo, ai piedi di splendide montagne: il posto ci dà forti emozioni, caratterizzato da barche da pesca e da barettini deliziosi frequentati in prevalenza da vecchi pescatori greci molto cordiali. Pernottiamo in questo porto concedendoci, in un ristorantino, una cenetta a base di suvlakia (spiedini di carne di cui vado matto), poi partitone a carte in pozzetto e a nanna. Io adoro dormire in barca!

 
 Informazioni 
 

Federico Gèrard

Pavia, 05/03/2001 (466)

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