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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 4661 del 27 ottobre 2001 (4470) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Civetta
Civetta

Grazie al suo portamento eretto, al suo sguardo penetrante e alla posizione frontale degli occhi, la civetta viene considerata un simbolo di saggezza.
Nella mitologia classica era l'animale preferito dalla dea greca Atena (Minerva per i Romani), padrona di Atene e dea della saggezza. "Civetta" era anche il nome popolare dato alle monete d'argento dell'antica Atene. Tale animale era, infatti, raffigurato costantemente sul verso. L'origine mitologica di questo strigiforme è rimasta nel nome scientifico della civetta Athene noctua.

La civetta appartiene all'ordine degli Strigiformi e alla famiglia degli Strigidi ed è uno dei rapaci notturni più piccoli della nostra fauna. Con il suo corpicino tozzo, le zampe lunghe con dita munite di forti artigli, gli splendidi occhi giallo oro e le sue caratteristiche sopracciglia chiare, la civetta non può essere confusa con nessun altro rapace notturno.

Abbastanza comune, durante le nostre passeggiate notturne non è difficile udire dei "chii-iu", flautati e malinconici, simili ad una risata: la civetta sta lanciando il suo appello territoriale.
Il repertorio vocale della civetta è notevole, con grida di vario genere che possono assomigliare a miagolii o latrati. Il canto del maschio, tipico dei mesi primaverili (febbraio marzo), è un dolce e malinconico "hu-u-ou" ripetuto ad intervalli più o meno lunghi, mentre la femmina ha un canto più aspro. Maschio e femmina possono cantare in duetto.

I penetranti occhi gialli

Tra i rapaci notturni è quello che più facilmente si può osservare anche durante il giorno appollaiato sui rami o altri punti sopraelevati: se un intruso gli si avvicina troppo, allunga il collo e mostra segni d'inquietudine, fuggendo via silenzioso con un volo ondulato simile a quello del picchio.

La civetta, quando non intervengono fattori di disturbo, appare fedele sia al territorio, occupando stabilmente una data area, sia al partner sessuale (monogama).
Il maschio, durante il corteggiamento, oltre ad offrire del cibo alla femmina (solitamente una piccola preda), le mostra anche i luoghi scelti per la nidificazione: sarà infatti lei a decidere dove deporre le uova. Tra maschio e femmina viene praticata la reciproca cura del piumaggio (effettuata anche al di fuori del periodo riproduttivo).

Il sito scelto per deporre le uova può essere un buco o una cavità in un albero, di un muro o qualsiasi altro punto riparato (tra la paglia nei fienili, ad esempio).
Le uova vengono deposte ad intervalli di un giorno tra la fine di marzo e l'inizio di maggio. L'incubazione che dura circa 28 giorni, viene svolta solo dalla femmina che riceve abitualmente il cibo dal suo fedele compagno il quale, alla schiusa delle uova, provvederà per circa 2 settimane a sfamare tutta la famiglia. Dopo questo periodo, in cui i nidiacei devono essere vegliati costantemente, anche la femmina affiancherà il maschio durante la caccia.

I piccoli

Le giovani civette lasciano il nido dopo circa un mese dalla schiusa e verranno nutriti dai genitori ancora per 30 giorni circa. I giovani vengono difesi dagli adulti nel caso si presentino pericoli: alle grida di allarme dei genitori si nascondono e restano fermi cercando di passare inosservati grazie al loro piumaggio mimetico. Gli adulti soffiano, strillano, battono il becco e compiono coraggiose picchiate intimidatorie verso i potenziali predatori, uomo compreso. Superato questo primo periodo i giovani si allontanano alla ricerca di territori da occupare.

La dieta è varia e si basa su piccoli roditori, uccelli, diversi rettili, anfibi ed una vasta gamma di invertebrati (dai grilli alle farfalle notturne, dai coleotteri ai lombrichi).
Caccia soprattutto all'agguato, appostata su un punto dominante da cui può controllare un'area scoperta sufficientemente vasta. Alla ricerca di insetti può anche stazionare sul terreno dove è capace di estrarre i lombrichi tirandoli con il becco. Cattura i piccoli uccelli mentre dormono sui posatoi ghermendoli con gli artigli.
Viste le limitate dimensioni, questo piccolo rapace notturno è predato attivamente anche da altri strigiformi come l'allocco o il gufo reale o da rapaci diurni come l'astore.

Sebbene abbia una popolazione stabile, questo uccello risente negativamente dell'agricoltura moderna che, con l'uso dei pesticidi, elimina direttamente o indirettamente gran parte delle potenziali prede e, con la meccanizzazione e l'estensione delle monocolture, riduce i filari, le siepi, gli alberi vecchi e i ruderi necessari per la riproduzione.
La legge 157/92 (legge quadro sulla caccia) ha posto fine a quella pratica assurda, anacronistica e barbara di utilizzare le civette come zimbelli nella caccia alle allodole e ad altri passeriformi che poneva l'Italia tra i paesi più incivili dal punto di vista venatorio.

 
 Informazioni 
 

La Redazione

Pavia, 27/10/2001 (4661)

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