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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 4673 del 29 settembre 2006 (2186) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Poggi-Turututela: La storia si canta
La copertina del cd
Bis autunnale per Fabrizio Poggi che, appena tornato da un tour statunitense, dopo aver pubblicato The Breath of Soul (con Francesco Garolfi), ci regala adesso il secondo capitolo della sua avventura con i Turututela (iniziata con Canzoni Popolari del 2002) alla ricerca delle radici della musica popolare, seguendo la strada dei cantastorie.
 
La Storia si canta offre una scaletta che mescola brani di tradizione con canzoni che sono assurte al ruolo di “canzoni popolari”, non solo di origine ma anche di diffusione e brani originali, scritti appositamente per il disco; è un sincero omaggio alle mondine, agli operai, agli emigranti, ai soldati e a tutti quelli che hanno costruito l’Italia del Novecento, a margine di quella che è considerata la Storia ufficiale.
 
Non c’è compiacimento o nostalgia, ma piuttosto gioia nel riscoprire ed interpretare canzoni che mantengono inalterata la loro forza espressiva a dispetto del tempo che passa.
 
Avevo già avuto il piacere di ascoltare molte di queste canzoni nei concerti di Fabrizio e, in particolare, la sua interpretazione di Bella Ciao (nella versione non partigiana, ma quella originale delle mondine) e trovo che nel disco abbia mantenuto tutta la sua carica emozionale ricca di pathos che sprigionava nella versione “live”.
 
Bella ciao delle mondine, La suneta (parole: Angelo Vicini / musica: Fabrizio Poggi, dedicata all’armonica a bocca, strumento dei poveri), La terribile sciagura di Mattmark (A. Callegari), Vola colomba, Sciur padrun da li beli braghi bianchi, La mundena (parole: Angelo Vicini / musica: Fabrizio Poggi), Anche per quest’anno ragazze ci han fregato, Saluteremo il signor padrone, O cara moglie (Ivan Della Mea), Mamma mia dammi cento lire, Miniera, Mamma perché non torni? (A. Callegari), La storia si canta (parole: R. G. Sacchi, F. Poggi, A. Vicini / musica: Fabrizio Poggi).
 
Oltre a Fabrizio Poggi (voce e armonica, chitarra e organetto), i Turututela sono Roberto G. Sacchi alla fisarmonica, Marco Rovino alla chitarra e al mandolino, Odette Lucchesi ai cori, ma si aggiungono anche il contrabbasso di Roberto Re e le percussioni di Stefano Bertolotti, Maurizio “Micio” Fassino alla chitarra e Giovanni Lanfranchi al violino, i cori di Erica Opizzi, Laura Marchesi, Renato Franchi, Viky Ferrara, Claudio Ravasi e del Sacher Quartet, Paolo Millet all’armonica e Chiara Negro alla ghironda.
In chiusura del disco c’è una ghost-track: “Miniera” cantata a metà degli anni ’70 da Vincenzina “Vice” Mellina Cavallini.
 
Questo secondo capitolo mi sembra anche migliore del primo e sottolinea una buona abitudine di Fabrizio (forse mutuata dalle sue frequentazioni d’oltreoceano): quella di invitare amici musicisti a prendere parte alle sue avventure musicali.
È una cosa che apprezzo molto e che vorrei fosse molto più diffusa nel mondo musicale italiano, troppo arroccato a difendere le sue piccole isole gelose.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 29/09/2006 (4673)

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