Prendere la bicicletta e partire. Saltare in sella, portando con sé solo il minimo indispensabile, e affrontare un lungo viaggio - di tanti chilometri e tanti giorni - contando solo sulle proprie forze.
Per molti è un'idea bizzarra, quasi una pazzia, per qualcuno un sogno irrealizzabile. Per Diego Vallati, atletico 60enne pavese, un progetto concreto, o meglio: un sogno diventato realtà!
4486 chilometri, coperti in 44 giorni, per portare a termine l’incredibile avventura che ha visto l'intrepido ciclista partire da Pavia e, “semplicemente” spingendo sui pedali della sua “Oly”, arrivare fino a Capo Nord!
“Come si fa a descrivere un sogno?”. Si apre così il diario di viaggio che il nostro protagonista ha steso con cura, annotando, giorno dopo giorno, i luoghi, gli incontri, le impressioni, le emozioni, gli imprevisti incontrati durante il percorso che lo ha portato ad attraversare Nord Italia, Svizzera, Francia, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia.
E se lo stesso Vallati si domanda come raccontare il suo sogno, certo capirete perché preferiamo lasciare che siano stralci del suo stesso scritto a narrarvi, tappa per tappa, la straordinaria impresa…
“8.30 del 23 maggio 2006: eccomi qua. C’è anche Emilio Vecchio che, con Marco Forlani, mi accompagnerà per qualche chilometro, fino ad un tratto della pista ciclabile dei Navigli… Poi saluto e via. Il tempo sembra tenere. Le previsioni di ieri, poi rettificate in meglio stamane, mi avevano fatto prendere in considerazione addirittura un rinvio.”
Percorrendo la strada che costeggia il Naviglio Grande, a Turbigo si impone una sosta per “rifornimento d’acqua e doveroso omaggio all’onda dei canoisti (...) La pista ciclabile arriva quasi fino a Sesto Calende. Un viaggio molto bello. Da qui inizia una strada molto trafficata e le gambe iniziano ad essere pesanti”.
Dopo aver raggiunto il Lago Maggiore, e aver macinato i primi 110 chilometri, si chiude la prima tappa e per Vallati è ora di ritirarsi presso l’istituto di Suore di Leggiuno (VA) dove ha chiesto ospitalità per la notte…
“Intermezzo fantozziano: vado al piano terra, sotto una tettoia, a pulire la catena della bici. Lascio la porta aperta, perché dall’esterno non si può aprire… Un colpo di vento la chiude e contemporaneamente inizia a piovere alla grande. Sono bloccato, devo attendere che qualcuno mi apra…”.
E dopo aver promesso a Suor Linangela, la madre superiore, di comunicarle al termine del viaggio l’avvenuto rientro “sano e salvo”, si chiude anche la giornata…
Domani Vallati ripartirà di buon ora (o quasi) destinazione Svizzera!
“Mi sveglio presto e parto tardi… Dopo Laveno, causa la strada stretta si è formato un lungo ingorgo di macchine, camion e pullman. Questo mi consente di attraversare una lunga galleria poco illuminata in splendida solitudine.
A 150 km esatti supero il confine!
È una bella giornata di sole, anche se all’ombra fa freddo, e altrettanto bello è il lago, specialmente il tratto svizzero.
A Bellinzona imbocco la E/3. Il vento, naturalmente contrario, è molto forte e le gambe cominciano a farsi sentire… la Salita del San Gottardo si avvicina...
In ogni modo riesco ad arrivare a Faido, il mio obiettivo iniziale, dove trovo un albergo vecchio e triste come la proprietaria di 74 anni. Doccia al piano terreno, paurosamente vicino alla cucina, la mia camera al 2° piano... i servizi, "quasi" al piano, sono in condizioni disgustose... ma avevo detto che mi sarei adattato a tutto”.
(... continua... ) |