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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 533 del 2 giugno 2000 (5181) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il Castello Visconteo
Il Castello Visconteo

Grandioso quadrilatero in mattoni, con torrioni angolari, fatto erigere da Galeazzo II Visconti tra il 1360 e il 1365, presumibilmente su progetto dell'architetto Bernardo da Venezia.

Nell'ala est finì murato vivo Pasquino Capelli. Cremonese, primo segretario del Duca Gian Galeazzo Visconti, fu accusato di tradimento nel 1398, dopo la sconfitta delle truppe viscontee al Serraglio di Mantova. Pasquino Capelli fu cucito nudo in una pelle di bue ancor calda e murato vivo per venti giorni, sinché la pelle, disseccandosi, non lo stritolò. Il Capelli risultò in seguito innocente.

Il lato nord del Castello, con le due torri adiacenti, fu distrutto nel 1527 dalle artiglierie di Francesco I. Le tre ali conservate mostrano diversi tipi di finestre nei loggiati del primo piano verso il cortile, corrispondenti a diversi rifacimenti durante il primo secolo di vita della dimora.

Il Castello era dotato fra l'altro di una ricca biblioteca, con codici miniati e manoscritti del Petrarca, e di un orologio astronomico, capolavoro di tecnica che mostrava il moto di tutti i pianeti conosciuti.

Trasformato in caserma, il Castello subì notevoli alterazioni. In particolare, alla fine del sec. XVIII un generale dell'esercito di Napoleone Bonaparte ritenne di rafforzarlo contro i colpi d'artiglieria mediante un sovraccarico generale di terriccio e rottame su tulle le volte. Ciò ebbe un effetto nefasto, in particolare provocò forti strapiombi e dissesti alle colonne del porticato interno. I restauri furono intrapresi nel 1911 e si prolungarono sino al 1935.

Il Castello ospita oggi i Civici Musei e - provvisoriamente - alcune raccolte dell'Università, le quali però non risultano accessibili al pubblico. Particolarmente notevole la raccolta di rilievi romanici, provenienti dal patrimonio di chiese distrutte, e il modello ligneo rinascimentale che concretizza il progetto originale del Duomo di Pavia.

 
 Informazioni 
 

Alberto Arecchi

Pavia, 02/06/2000 (533)

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