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Pagina inziale » Università » Articolo n. 5404 del 16 aprile 2007 (2061) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La storia in biblioteca
La storia in biblioteca
Codici, incunaboli, libri a stampa postillati, fogli estrapolati da faldoni e diari, e documenti, con datazione compresa tra il 1071 (anno cui risale la pergamena più antica) e i giorni nostri, raccontano “La storia in Biblioteca”. La storia è quella della nostra città e viene raccontata della Biblioteca Universitaria di Pavia, che nel suo Salone Teresiano ospita la mostra che espone, fino a fine mese, una settantina di “unità” – fonti inedite e meno studiate di altre – facenti parte del suo ricchissimo patrimonio.
 
Il materiale esposto proviene da tre fondi. Il Fondo Pergamene, costituito di 1153 documenti di diritto pubblico o privato, dal secolo XI al XVII, nella massima parte prodotti a Pavia o riguardanti la città o il territorio, è il risultato di raccolte di collezionisti, quali Pier Vittorio Aldini, Siro Comi e Giuseppe Robolini.
Il Fondo Ticinesi, il cui nucleo originario arrivò in Biblioteca nel 1861 grazie dell'acquisto dei manoscritti appartenuti a Giuseppe Robolini (poi passati al bibliotecario Luigi Lanfranchi e venduti dagli eredi), raggiunge le 825 unità. Pavia e il territorio sono gli argomenti prevalenti (riguardano circa il 45% dei manoscritti) e la raccolta si era formata con la stratificazione, lungo due secoli, del lavoro tenace di una ideale discendenza di storici pavesi: da Bernardo Sacco a Girolamo Bossi, fino a Severino Capsoni e Siro Comi.
Il Fondo Autografi consiste in 13200 lettere (pochissimi i manoscritti di altro genere) che hanno come mittenti o destinatari soprattutto professori dell'Università di Pavia, o comunque personaggi, anche di grande importanza, per qualche verso legati alla storia della città.
 
La mostra non svela segreti – scrive il suo curatore, Cesare Repossi, del Settore Conservazione, nell’introduzione del relativo catalogo – ma promette qualche piccola scoperta. Nella scelta, a parte gli oggettivi limiti imposti dalla mia competenza e dallo spazio per l'esposizione, ho privilegiato i "pezzi" che non abbiano avuto un'edizione completa o parziale, anche per insinuare l'idea che forse la meriterebbero.
I documenti sono disposti non in un unico ordine cronologico, ma per argomento, identificato ora dal contenuto specifico del testo, ora da un dettaglio che suggerisca collegamenti e idee, e accompagni nei luoghi della vita (la casa, la città, la chiesa, la scuola, che in Pavia è l'Università, la campagna) dove i potenti e i poveri, i sapienti e i semplici hanno vissuto e, se pur inconsapevolmente, lasciato memoria di sé...”.
 
Le teche sono dunque “etichettate” a costituire le sezioni: “La città: urbanistica e monumenti”, “La vita pubblica: signori e guerre”, “La vita sociali e privata”, “La vita materiale”, “La vita culturale”, “La letteratura e il dialetto” e “La vita religiosa”, che include reperti inerenti la discussione sull’autenticità delle reliquie di Sant’Agostino e sull’itinerario che esse hanno seguito fino a Pavia (tavole acquerellate, disegni e incisioni in mostra sono inoltre pubblicate e commentate nel volume «”Lettere che dicevano Augustino”. Collocamento delle reliquie di Sant’Agostino nella cripta di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia», che l'Università di Pavia ha stampato come omaggio a Papa Benedetto XVI in occasione della sua visita a Pavia).
 
Nei tanti documenti esposti si ritrovano, ad esempio: un indice alfabetico dei luoghi, suddivisi in: Contrade, Vicoli, Piazzette, Piazzuoli, Piazze, Corsi, Terraggi, Borghi, Ponti, Diverse denominazioni, stabilimenti, Locali, Conventi, Monasteri, Parrocchie; una compravendita di una cascina fortificata vicino a Filighera per mille lire d’argento pavesi (datata 22 novembre 1071); la censura del patrizio Giuseppe Gaspare Belcredi su una pubblicazione “utile per medici illuminati” ma “funesta, e perniciosa nelle mani de’ Medici giovani, ed inesperti”; una dote del 1379 che, tra le altre voci, comprendeva “una vigna di sette pertiche e un arredo completo stimato 130 lire pavesi”;  l’approvazione del primo esame di matematica (1805) sostenuto da Antonio Bordoni, docente di Calcolo sublime, Matematica elementare, Idreometria e geodesia nell’università, dal 1816 al 1852, così come gli appunti relativi alle “Sperienze elettriche”, raccolte in un quaderno del 1835 di Giuseppe Belli; il registro dei verbali della Commissione per l’epurazione dell’Università di Pavia, redatto dal suo rettore Plinio Fraccaro o la corrispondenza di Emilio Gabba – presente all’inaugurazione della mostra – con studiosi, conoscenti e amici, da lui stesso donata a testimonianza della lunga attività di docente e studioso…
 
Un mostra, insomma, che, come confessato dai promotori, si propone anche di “suscitare curiosità, far capire che la storia, grande o piccola che sia, si nasconde anche in carte e pergamene che il tempo ha seppellito, e per ciò stesso conservato”.
 
 Informazioni 
Dove: Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria, c.so Strada Nuova, 65 - Pavia
Quando: fino al 28 arpile 2007. Orari: lun.-ven.:8.30-18.45, sab.: 8.30-13.45
 

La Redazione

Pavia, 16/04/2007 (5404)

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