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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 543 del 10 luglio 2000 (11375) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
I Longobardi a Pavia
I Longobardi a Pavia

Pavia vive il periodo di dominio longobardo dal 568 al 774. Dopo la dominazione Ostrogota che si concluse nel 568, il dominio bizantino difeso dalle salde mura pavesi, resistette tre anni fino al 571 all'assalto delle truppe longobarde, dopo di che Alboino riuscì ad insediarsi definitivamente nella città, prendendo possesso del Palazzo di re Teodorico.

Da quell'anno sino all'inizio dell'VIII secolo, nonostante la sede del governo longobardo trovasse accoglienza a Pavia nella corte del re, ci furono occasioni di lotta e scontri duri. Qui infatti i Longobardi elessero il successore di Alboino confermando una volta ancora l'importanza strategica e militare della città.

Nel settore artistico e decorativo i Longobardi seppero far tesoro del passato tanto nella monetazione, riprendendo schemi bizantini, tanto nell'arte e nella cultura come ad esempio nelle chiese di S. Marino e Leone ricche di colonne e marmi romani recuperati.

E in particolare sotto il lungo regno di re Liutprando dal 712 al 743, le molte spoglie dell'arte romana ancora presenti in città vennero utilizzate per nuove costruzioni tra le quali la nuova cattedrale di S.Stefano e la vicina basilica di S.Maria Maggiore voluta dalla pietà di Ansone, uomo ricordato come "devoto e pio assiduo ad invocare il nome di Dio". Ci sono ancora testimonianze di quella bellezza nei capitelli di marmo bianco ora accolti al Museo Civico.

Ma la testimonianza più rappresentativa di quel periodo è rappresentata dalle due fiancate e da uno dei frontali del sarcofago di Teodote, nobile fanciulla di origine italica che dapprima subì la violenza del re Cuniperto perdutamente innamoratosi della sua bellezza e che poi venne rinchiusa nel monastero accanto alla basilica di San Michele.

I motivi che decorano le superfici dimostrano grande sapienza e sono la prova di quell'"horror vacui", la paura del vuoto e del nulla che caratterizza tutta l'arte altomedievale. I motivi uniscono soggetti mistici cristiani della tradizione ravennate come la croce, l'agnello e i pavoni con i modelli orientali come gli ippocampi davanti all'albero della Vita a significare la continuità della vita di Teodote dopo la morte.

 
 Informazioni 
 

Miriam Paola Agili

Pavia, 10/07/2000 (543)

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