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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 546 del 7 agosto 2000 (5089) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il santo delle saette
Il santo delle saette

Fra i santi che erano venerati nella tradizione di Pavia, uno particolarmente "misterioso" e controverso era San Guniforto, del quale si vuole fossero conservate le reliquie nella chiesa omonima (in prossimità dell'attuale via Morazzone).

Una ricerca pubblicata in Francia negli anni '70 racconta addirittura che in Francia, al posto delle ossa del santo, erano conservate le ossa di un levriero.

Appare comunque particolarmente tenera e ingenua la leggenda del Santo, nel racconto che ne fa lo storico pavese Stefano Breventano (1570).

Ne riproduciamo gli stralci più significativi, senza troppi commenti:

"San Guniforto, per divina dispositione, capitò in questa nostra Città di Pavia tutto carico di saette, per adornarla con le sue sacre reliquie. Fù questo Guniforto di natione dell'Isola di Scotia, nato di nobilissimo sangue, ma assai più nobile per vertù, & per christiana fede.

Era bello di corpo & di gigantesca statura. Perseguitandosi crudelmente i christiani nella sua patria, egli grandemente desiderava di morire per amor del Signor Giesu Christo. (...) e così partendosi andò alla volta di Milano, dove medesimamente i christiani patendo asprissimi suplicij erano fatti morire. Cominciò ad alta voce con tali efficaci argomenti à predicare al popolo la pura verità della christiana fede, che gli infedeli non gli potevano far resistenza, e nondimeno non si volevano però convertire, anzi più contra di lui s'incrudelivano.

Finalmente il generoso cavaliere Guniforto fù da gli Arriani strascinato fuori di Milano, e con tante saette bersagliato, che nel mezo della via come morto lo lasciorono, tutto sanguinoso, e con tante saette fitte nel corpo, che pareva un Riccio.

Ma per la divina providentia lo spirito vitale fù confermato in lui, accioch'egli potesse venire al suo destinato sepolcro alla città christiana. Ritornati adunque in lui i spiriti, i quali per un pezzo erano iti vagando, alzato il S. huomo il capo vide i manigoldi essere partiti, onde levatosi in piedi al meglio che puote se ne venne à Pavia.

Essendo qui giunto havendo ancora molte saette nel corpo, che non se le haveva potuto cavare, fù con molta charità ricevuto in casa da una divota & christiana matrona, la quale con molta pietà n'hebbe quella cura che si doveva.

Mà il terzo giorno rendè l'anima al suo Creatore. La gran santità di quel glorioso martire si manifestò con tre stupendi miracoli con gran maraviglia di tutto il popolo. Primamente intorno al suo corpo apparvero molti Angioli con grandissimo splendore, oltre à ciò tutte le campane cominciarono da lor stesse à sonare senza che fussero tocche, e poi molti ciechi, zoppi, leprosi, indemoniati & molestati da altre infermità andati à questo venerando corpo restorono incontanente liberi.

Fù questo corpo con molto honore sepellito in quella chiesa c'hora ha il titolo dal suo nome vicino à quella di san Romano in Pavia la cui festa si celebra alli 22 di Agosto".

Il nome di San Guniforto appare nella celebre pianta del Ballada (1654), presso Palazzo Mezzabarba, con il nome di "San Boniforto". L'edificio indicato era però piuttosto quello della chiesa di Sant'Innocenzo (ove oggi sorge il palazzo dell'INAIL, presso il Municipio). Alla fine del sec. XVII, Padre Romualdo informa i lettori che la chiesa di San Guniforto era già stata soppressa e che le ossa del santo riposavano in Borgo Ticino, presso le suore di Santa Maria in Giosafat.

La via di San Guniforto, come documenta ancora il Giardini nel 1872, era quella che oggi conosciamo come via Morazzone, per cui è più logico che in tale luogo si trovasse la chiesa dedicata al Santo Martire (leggendario o no, ma tanto venerato nella nostra città).

 
 Informazioni 
 

Alberto Arecchi

Pavia, 07/08/2000 (546)

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