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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 564 del 18 gennaio 2000 (5707) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Pisanello e Pavia
Pisanello e Pavia

Siamo talmente abituati a vedere il Castello della nostra città con tre soli lati che pochi si chiedono perché manchi il quarto. In realtà, la pianta quadrata era, inizialmente, completata da un quarto lato: il Castello, infatti, costruito per volontà di Galeazzo II Visconti da Bernardo da Venezia tra il 1360 ed il 1365, riflette la ricerca di armonia che già dalla seconda metà del XIV secolo si stava diffondendo tra le corti d'Europa.

Il lato mancante del Castello, quello posto a Nord, è stato abbattuto dalle artiglierie francesi nel 1527 che, oltre a privare l'edificio del suo perimetro integrale, hanno tolto alle generazioni successive la possibilità di ammirare i preziosi affreschi con scene di caccia, giostre e feste dipinte da Pisanello sulle pareti settentrionali. Risulta addirittura che il pittore abbia usato lamine d'oro e argento, per impreziosire la materia pittorica.

Stupisce, forse, venire a sapere di una presenza del Pisanello presso la corte pavese: in realtà, essa non è frutto del caso.

Pisanello nasce un po' prima del 1395 da padre pisano e madre veronese. Alla morte del padre, viene portato giovanissimo nella città materna: qui, la produzione artistica è dominata dal modello imposto da Altichiero, artista che lavora per gli Scaligeri. Pisanello sembra però più facilmente influenzato dai grandi maestri della tradizione tardogotica lombarda, la cosiddetta ouvraige de Lombardie: Michelino da Besozzo (a Venezia nel 1410) e Gentile da Fabriano, di cui si ipotizza un soggiorno alla corte di Gian Galeazzo Visconti.

Madonna col babino e i Santi Antonio abate e Giorgio

Pisanello dimostra una grande abilità di disegnatore, proprio come i suoi 'maestri'. Ad esempio, un elemento di contatto con tale tradizione artistica cortese è dato dall'abilità pisanelliana nel riprodurre gli animali, di cui ci rimane una prova tangibile in numerosi schizzi e disegni. La commitenza pavese per la realizzazione degli affreschi in Castello deve aver senz'altro consolidato i rapporti coi maestri lombardi. E' probabile che gli affreschi siano stati realizzati intorno al 1423-24, quando Filippo Maria Visconti inizia una serie di lavori di 'ristrutturazione' per la futura visita di Giovanni VIII Paleologo, poi imperatore di Bisanzio.

A Pavia, Pisanello lavora a un'opera che dura poco più di cento anni. Altri suoi lavori hanno subito sfortune diverse (a Mantova, è lo stesso Pisanello a lasciare il ciclo incompiuto; la decorazione della chiesa romana di San Giovanni in Laterano, invece, viene persa per i lavori di ristrutturazione avvenuti nel XVII secolo): la meticolosità e precisione dell'artista, in questo caso, nulla hanno potuto contro il crudele destino e il tempo impietoso.

Se la sorte fosse stata meno malevola, oggi Pavia avrebbe un vanto in più nella storia della cultura europea.

 
 Informazioni 
 

Anna Montani

Pavia, 18/01/2000 (564)

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