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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 5659 del 18 giugno 2007 (1802) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fare Festival: il bilancio
Fare Festival: il bilancio
Anche per quest’anno Fare Festival ha chiuso i battenti, dopo averci offerto una settimana serrata di concerti tutti “al femminile”. Il pubblico pavese ha risposto bene ad un programma non certo facile e, nonostante il tempo minacciasse continuamente pioggia, si è presentato “fedele” e numeroso a tutti i concerti.
 
Dopo le esibizioni di Patrizia Laquidara e di Ginevra Di Marco (di cui vi ho già parlato in un precedente articolo) è stat la volta (Mercoledì 13) degli Andhira, una interessantissima formazione composta da tre voci femminili, un percussionista e un pianoforte.
Il risultato è un 'nomadismo sonoro' dalla cui base, la ricerca sulla musica popolare, scaturisce il percorso creativo ricco si di rielaborazioni di brani tradizionali, ma più frequentemente di composizioni originali nelle quali è difficile non identificarne l’origine. E, per la prima volta, mi è capitato di ascoltare delle rielaborazioni di canzoni di De Andrè tutt’altro che banali e scontate ma, anzi, decisamente affascinanti.
 
Giovedì 14 è stato un vero piacere riscoprire Jenny Sorrenti. Me la ricordavo ragazzina (con i suoi Saint Just) ad un Concerto Pop tenuto al Palazzo delle Esposizioni di Pavia, nei primi anni ’70. Ho ritrovato in lei lo stesso spirito fanciullesco e naif, la stessa gioia nell’affrontare il palco e nell’offrire la sua musica come mezzo e modo naturale per interloquire con il pubblico.
Accompagnata da Piero Viti (oud, chitarra classica), Vincenzo Zenobio (fisarmonica, fiati) e Marcello Vento (percussioni, batteria, cymbalo, ventolo, fiati) ha offerto uno spettacolo affascinante, ricco di colpi di scena (anche grazie al navigato ed esuberante Marcello) e trascinante. Musicisti e artisti genuini “come se ne facevano una volta”, non certo preoccupati della forma e dell’apparire, ma piuttosto dal divertirsi sempre nel proporre la propria musica.
 
Venerdì 15 è stata la serata più “difficile” per la tipologia delle proposte (peraltro estremamente affascinanti). Doppio concerto con le Satureja (Eeva Louhivuori e Tuuli ed Aili Ikonen), tre giovanissime cantanti di Helsinki. La loro ricerca artistica nasce dallo studio delle sonorità tradizionali della cultura finlandese, e si sviluppa attraverso la creazione di un universo sonoro dove è la purezza della voce sola ad essere protagonista. Ad accompagnarle c’era il giovane pianista Samuli Mikkonen, nome di punta della scena jazzistica nord-europea. Wu Fei è tra le più originali ambasciatrici della musica tradizionale cinese nel mondo. Virtuosa del guzheng, strumento a corde tradizionale cinese, si è presentata accompagnata dal noto percussionista Fulvio Maras.
 
A chiudere il Festival, Sabato 16, è stata Mari Boine Persen, una Sami, originaria di un villaggio nell'estremo nord della Norvegia. I Sami sono la popolazione che noi chiamiamo Lapponi il cui territorio è oggi diviso tra 4 stati: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Mari Boine scrive e canta nella lingua del popolo Sami. Il suo primo disco distribuito a livello internazionale, 'Gula gula' (1989), è stato prodotto dalla Real World di Peter Gabriel, ha collaborato poi con Jan Garbarek. Avevo avuto modo di apprezzarla e di conoscerla nel 2000, durante la prima edizione di Fare Festival, ma da quella esibizione l’ho trovata enormemente cresciuta artisticamente e spettacolarmente. Ha imparato a gestire lo show dal punto di vista dell’immagine, intevenendo con piccole coreografie ottenute con l’uso di uno scialle rosso o di un tamburo tribale o di una danza che ricorda, a tratti, quella dei pellerossa d’America. La sua voce ha raggiunto nuove estensioni e i musicisti che l’accompagnano sono veramente notevoli; uno per tutti il percussionista.
 
Bel concerto, per concludere degnamente una bella rassegna, tenuta in un luogo bellissimo: il cortile del Broletto.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 18/06/2007 (5659)

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