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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 5784 del 30 luglio 2007 (1769) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Un’estate senza tormentone
Un’estate senza tormentone
Non so quanti di voi ci abbiano fatto caso, ma questa è la prima Estate senza “tormentone”.
Cosa intendo per tormentone? Ma dovrebbero saperlo tutti!
 
Dicasi “tormentone” quella canzone o quel brano musicale che, per un periodo piuttosto lungo (vedi ad es. l’Estate) viene mandato in onda in continuazione dalle radio di tutta la nazione, diffuso sulle spiagge, usato nelle discoteche, ascoltato nei bar, sino allo sfinimento dell’ascoltatore, perdendo la precipua caratteristica musicale e assumendo quella devastante di tormento continuo. Nei casi peggiori, viene assurto anche a ruolo di jingle pubblicitario e arriva persino a coniare nuove forme verbali e modi di dire.
 
Insomma, per fare un esempio, Povia con “Quando i bambini fanno oooh…”.
Nei miei 57 anni di vita di tormentoni ne ho subiti tanti: da “Ah, Ah, Abbronzatissima…” a “Grazie, Prego, Scusi, Tornerò…”, da “Se mi vuoi lasciare…” a “Vengo anch’io, no tu no”, per arrivare a “Pippo, che c…” e il sopracitato “Quando i bambini…”.
 
Quest’anno avrei scommesso su “La Paranza”, che aveva tutte le carte in regola per il ruolo di tormentone. E invece…niente!
 
Ci avevano provato, con buone probabilità di riuscita, anche le due bambine che avevano immesso su web la loro canzoncina “Vorrei essere come Vasco Rossi”; ma anche loro hanno fallito.
 
Quest’anno, per la prima volta, siamo rimasti senza tormentone.
Ma c’è anche un altro segnale molto significativo: le famose compilations dell’Estate non sono uscite (se non in casi sporadici e messe anche in vendita solo in edicola).
Questo dovrebbe farci pensare.
Sicuramente il grande bacino del pubblico si è frantumato in mille pozzanghere; gli utenti, frastornati da segnali imprecisi, da montagne di musica spazzzatura, abituati a seguire le tendenze che il mondo del business musicale imponeva loro, di fronte allo zero assoluto si sono rifugiati in quel poco gusto personale che era sopravvissuto al massacro mediatico.
 
E poi c’è Internet.
Oramai le compilations si fanno scaricando i brani dalla rete (quando non si scaricano gli interi album, con il beneplacito dell’artista stesso).
E c’è MySpace, in cui gli esordienti o gli sperimentatori mettono in rete i propri brani e video, sapendo di poter contare su un vasto pubblico interessato e curioso.
Gli ingordi discografici, sempre più impreparati nel tempo, hanno perso la battaglia (e molti di loro, in questi giorni, vengono licenziati) e solo i più accorti stanno cambiando le strategie per riappropriarsi del gregge sfuggito al controllo.
 
Ma intanto, noi siamo rimasti senza tormentone.
Ah, è un mondo difficile…come diceva Tonino Carotone, uno che di tormentoni se ne intendeva!
 
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 30/07/2007 (5784)

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