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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 5940 del 3 ottobre 2007 (2014) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Harp Blowin' Slim
Harp Blowin' Slim
Andrea “Slim” Sacchi non è un virtuoso, un tecnico, un fenomeno; anzi, non è neanche un suonatore di armonica. Slim è un armonica!
Lo strumento fa parte del suo corpo, ne è stato fagocitato, ne è diventato un organo vitale. Andrea non parla molto, quasi niente; ma si esprime benissimo con l’armonica. I sentimenti, le emozioni, le esprime suonando.
 
Con quel suo aspetto da indiano metropolitano, si stira, si piega, si contorce ed emette note. Questo è il suo linguaggio.
Abbiamo imparato a conoscerlo ed apprezzarlo prima con la Diatonic Orchestra di Aglieri, poi con i Rude Mood e infine nei suoi duetti con l’altro bluesman pavese per eccellenza: Paolo Terlingo.
 
Quello che Andrea “Slim” Sacchi pubblica in questi giorni è il suo primo lavoro solista dal titolo Harp Blowin' Slim Vol. 1 (il che sottintende che, nelle sue intenzioni, ne seguiranno altri.
Registrato presso l’UltraSound Studio di Stefano Bertolotti, a Spaziomusica (dal vivo), allo Smokin’ Studio di Angelino Bosoni e a casa di Slim, il disco sembra provenire dal profondo degli Stati Uniti; è un disco “sporco”, ruvido e genuino, come si addice ad un “roots” blues spontaneo.
 
In alcuni brani Slim è accompagnato dai Rude Mood al completo, in altri dal solo Terlingo o da Alessandro Bernini al pianoforte. Tra gli altri amici troviamo anche Silvio Piacentini e Angelino Bosoni.
 
Dieci brani più una ghost track; se avrete la pazienza di aspettare alcuni lunghi minuti di una finta ricerca di stazione radiofonica, verrete premiati con una ruspante versione di Got My Mojo Working.
Dentro questo disco, in apparenza molto americano, c’è tutto quel territorio di confine tra la Lombardia e l’Emilia dove le culture si confondono e Pavia, tra i due fiumi e gli Appennini, è luogo di contrasti e diffidenze, così chiusa tra i suoi pregiudizi e calda in fondo al cuore, da ricordare il sud degli Stati Uniti.
Forse questo potrebbe spiegare l’anima blues che rifiuta di spegnersi a Pavia e che, anzi, negli ultimi anni, partorisce i suoi figli migliori.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 03/10/2007 (5940)

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