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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 5983 del 12 ottobre 2007 (1715) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Band on the roots
Band on the roots
Sia ben chiaro subito: questa non è una recensione, bensì una presentazione. Non mi permetterei mai di fare la recensione di un disco in cui suono io. Sgombrato il campo da ogni possibile illazione, vi voglio parlare di questo disco, il primo prodotto da questa nuova band in cui sono coinvolto: la Tambognola Sconnection.
 
I Tambognola Sconnection sono Sergio “Tamboo” Tamburelli, Maurizio “Gnola” Glielmo, Ivano Grasselli e Furio Sollazzi (vale a dire, il sottoscritto).
Nati quasi per caso un anno fa, oggi ci ritroviamo ad essere già citati sul sito di Pistoia Blues e l’interesse che si è sviluppato nei nostri confronti, tra il pubblico e gli amici musicisti, è curiosamente grande. Comunque, eccoci alla prova del fuoco: il primo album intitolato “Band on the Roots”.
 
Il titolo (e la copertina) fa “il verso” all’album di McCartney, ma la musica contenuta ha ben poco a che vedere con la sua, se non per uno dei brani (She’s a Woman) che lui aveva scritto con i Beatles e che noi abbiamo trasformato in uno swing-blues lento, da pub fumoso. Quello che abbiamo cercato di fare è stato trasformare brani più o meno conosciuti, filtrandoli attraverso le nostre radici musicali (ecco la citazione Roots del titolo) ed interpretandoli con le varie sfaccettature del blues (roots, country, swing, rythm, mex, pulp). Gran parte delle basi del disco sono state registrate in diretta, per mantenere quel sapore “live” che caratterizza il nostro sound.
 
Se Messin’ with the Kid è in versione “quasi” normale, Volver è una struggente interpretazione tra Los Lobos e Ry Cooder. Holy Cow (chi se la ricorda in italiano, cantata da Patty Pravo, con il titolo Qua e La?) è un ancheggiante rythm’n blues con un bel assolo di trombone dell’”ospite” Federico Cumar; Old Town Boy è un brano originale, “rubato” ai Back To The Beatles, e molto rurale; la versione di Perfidia è acida, asciutta, con la Fender Jaguar di Gnola che ricorda i Ventures e Link Wray. Folsom Prison Blues è la nostra versione in italiano (grazie, Gigi, per il testo) di un classico di Johnny Cash, in cui mi sono divertito a suonare mazzi di chiavi e carta straccia.
 
Ophelia è un brano della Band in cui Andres Villani (altro ospite del disco) ha fatto una ricca sezione di sax e un bell’assolo, mentre Notturno delle Tre è un omaggio ad Ivano Fossati: io ho inciso tre parti di batteria, Ivano tre bassi, Tamboo ha sudato sette camicie a cantarla e Gnola ha fatto uno splendido assolo. Besame Mucho è una versione molto Pulp di questo vecchio classico: introdotta da un parlato “in lingua” (grazie Rosa) e dalla tromba di Max Paganin (sì, ancora un ospite), si sviluppa con andamento lento e sinuoso. Di She’s a Woman, abbiamo già detto e Money Talks è un brano di J.J.Cale interpretato da Gnola e contrappuntato dal flauto e dall’organetto di un altro ospite: Roberto Aglieri. Quando ho sottoposto la mia idea di arrangiamento per Misty (uno standard swing dei più classici), Gnola mi ha chiesto se ero pazzo: ne è uscito un pezzo molto divertente. Coconut è un brano di Harry Nillsson su cui ci siamo divertiti e abbiamo dato “fuori da matti”; abbiamo inciso una quarantina di piste, usato effetti sonori, rumori e persino un coro improvvisato, costituito da amici . In Everytime You Go Away, quella famosa di Paul Young, rallentata all’inverosimile, il povero Tamboo ha rischiato di lasciarci le tonsille.
Chiude l’album una piccola “chicca” acustica: Corrina Corrina di Bob Dylan.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 12/10/2007 (5983)

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