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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 6050 del 31 ottobre 2007 (2041) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Bereguardo
Bereguardo
Ubicato a una quindicina di chilometri dal capoluogo, a poca distanza dal Fiume Azzurro, sorse, in epoca medievale, l’abitato di Bereguardo.
 
Pare che “Beau Regard” fosse il nome con cui i Signori di Milano indicavano il borgo. Bello sguardo dunque, presumibilmente in riferimento al panorama di cui si poteva godere dal terrazzamento alluvionale della valle del Ticino, è l’etimo dell’odierno Bereguardo.
Il piccolo centro, che dominava la Campagna Soprana pavese, fu infatti eletto dai Visconti come personale luogo di svago e, nel mezzo di quella che ben presto divenne la più estesa riserva di caccia del Ducato, edificarono un sontuoso maniero.
 
I rigogliosi boschi della Zelata rappresentavano un’importante porzione della proprietà di quasi 30mila pertiche, poiché davano rifugio a cervi, caprioli, cinghiali, fagiani ed altre ambite prede.
In parte sopravvissuti fino a noi, anche se indubbiamente meno ricchi di fauna, lembi di quella foresta planiziale rientrano oggi nella fascia protetta dall’Ente Parco.
 
Tornando alla storia, nel XV secolo, Bereguardo e i suoi territori furono dati in feudo da Francesco Sforza a Matteo Mercagatti (o Mazzagatti?), capostipite degli Attendolo Bolognino, ai quali fu revocato per essere riassegnato al conte del ducato di Urbino Giovanni Tolentino della Stacciola.
 
Non stupisce che il poderoso castello voluto da Luchino Visconti sia stato più volte ristrutturato, in quanto si trovò spesso al centro di importanti vicende belliche, fra le quali: la conquista da parte del conte Gerolamo Beccaria, nel 1542; il passaggio del maresciallo francese Crequi, nel 1635; l'occupazione dei lombardi, comandati dal marchese Caracena, e dei piemontesi, guidati dal duca Tommaso di Savoia, nel 1655.
Nel 1648 passò ai conti Leyzaldi, successivamente alla famiglia dei conti Scagliosi, alla quale appartiene lo storico Giuseppe Robolini (secolo XIX), poi all'Ospedale di Milano, per divenire infine patrimonio del Comune di Bereguardo.
Attualmente sede di uffici municipali e altre istituzioni pubbliche, nonché di manifestazioni ospitate nel vasto cortile, il castello conserva pressoché intatta la facciata quattrocentesca.
 
Nel 1872 furono uniti a Bereguardo i soppressi comuni Pissarello - un tempo importante per il trasbordo delle merci dal fiume al Naviglio di Bereguardo - e Zelata, oggi frazione con Boffalora e Vigna del Pero.
 
A tal proposito si ricorda che anche la realizzazione del tratto locale di Naviglio che, via Naviglio Grande, consentiva il collegamento con Milano è da attribuirsi ai Visconti. Risalente al 1457, la deviazione lunga 19 chilometri dal canale artificiale è tuttora utilizzata a fini irrigui.
 
Meritano una visita la Parrocchiale del 1762 ed il bel Palazzo Robolini del Maino risalente al ‘600.
 
A pochi chilometri sorge anche il famoso Ponte di Barche di Bereguardo, uno degli ultimi e rarissimi esempi di ponte di chiatte in Italia. Nato come opera provvisoria alla fine dell'Ottocento, resistette ad entrambe le Guerre Mondiali e le sue barche, inizialmente in legno, furono poi sostituite con le chiatte in cemento.
 
Curiosità: proprio nel cortile del castello, trovano posto, ogni prima domenica del mese, le numerose bancarelle del Mercatino dell'antiquariato minore.
Iniziativa della Pro Loco di Bereguardo che propone una vasta scelta di “vecchie cose ", di qualità varia, per soddisfare i gusti e la curiosità dei visitatori, e offrire loro la possibilità di realizzare interessanti scambi e buoni affari.
 
 Informazioni 
 

La Redazione

Pavia, 31/10/2007 (6050)

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