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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 617 del 28 giugno 2002 (5338) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il Santo del prosciutto
Il Santo del prosciutto

Dietro la facciata della Certosa di Pavia, nel risvolto a sud, c'è un tondo scolpito che raffigura un santo dalle caratteristiche inusuali.
Fra le mani, infatti, stringe un cosciotto di animale, con l'inconfondibile sagoma di un prosciutto.
La posizione del bassorilievo è tale che ve lo trovate davanti agli occhi, quando uscite dal chiostro piccolo dopo la visita al complesso monumentale, in controluce, a circa due metri e mezzo di altezza. Non si può fare a meno di osservarlo e infatti, per anni, l'ho ricordato come "il Santo del prosciutto": un certosino, a giudicare dall'abito, che doveva essere talmente importante (o familiare) da meritarsi quella posizione, solo apparentemente un po' nascosta, ma in realtà sotto gli occhi di tutti.

Finalmente, un giorno, scoprii che quel santo era stato un umile converso certosino, di nome Guglielmo Fenoglio, vissuto tra il sec. XI e il XII nella Certosa di Casotto (oggi conosciuta come Castello di Casotto, circa 17 km a ovest di Garessio - CN).

Era addetto al vettovagliamento del monastero e raccoglieva viveri, granaglie e legumi dalle varie cascine, facendo la spola con la mula del monastero tra Casotto e le località circostanti, talvolta sino ad Albenga e a Mondovì.
Le strade allora erano infestate da briganti e accadeva abbastanza spesso che fratel Guglielmo fosse rapinato lungo il suo cammino.
Il Priore, di fronte al suo profondo abbattimento, gli disse un giorno tra il serio e il faceto: "La prossima volta che incontrerai i ladri, impugna una gamba della mula e mettili in fuga!". L'umile Guglielmo ebbe occasione di prenderlo in parola...
Non trascorse molto tempo che dovette subire un altro assalto dei ladroni. Memore delle parole del Priore, afferrò una gamba della giumenta, la staccò e la impugnò contro gli assalitori i quali, atterriti da tale gesto, se la diedero a gambe.
Il frate rimise la zampa al suo posto e ritornò alla Certosa.

Nella fretta, però, aveva riattaccato la zampa a rovescio e la mula zoppicava. Questo fatto confermava le chiacchiere che rapidamente si diffusero, nel monastero e nel circondario, sull'impresa di Guglielmo, tanto che il Priore decise di indagare.
Fratel Guglielmo non ebbe difficoltà a raccontare, con candore, la sua storia incredibile: non aveva fatto altro che applicare i consigli del suo Priore.
Deciso a chiarire se si trattasse davvero di un miracolo, il Priore "rimproverò" Guglielmo per la sbadataggine e gli chiese di rimettere a posto la zampa della mula. Il fraticello, pronto, si affrettò a staccare di nuovo l'arto per ricollocarlo nel modo giusto, scusandosi per l'errore precedente.
Ciò avvenne di fronte a diversi testimoni, senza che la mula perdesse sangue né mostrasse il minimo segno di dolore.

(Continua...)

 
 Informazioni 
 

Alberto Arecchi

Pavia, 28/06/2002 (617)

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