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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 6262 del 21 gennaio 2008 (1425) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Memorie dai campi dell'orrore 3^
Memorie dai campi dell'orrore 3^
L’associazione culturale Alambrado, insieme all’Archivio di storia Orale e Popolare “Fiorella Scaglioli”, organizza, in collaborazione con il Centro di iniziativa popolare e sociale di Milano (CIPES), il Centro di Documentazione “Carlo Cuomo” e la Biblioteca “Roberto Rampi” di Cilavegna, alcuni interessanti appuntamenti dedicati al ricordo dell’Olocausto in occasione della Giornata della Memoria.
 
Al centro dell’iniziativa, giunta quest’anno alla terza edizione, la mostra fotografica Deportati, internati nei lager: I. M. I. I militari italiani che rifiutarono il Nazifascismo, che sarà visitabile nel fine settimana, e la presentazione della stessa a cura del suo autore, nella serata di venerdì, accompagnata da proiezioni di diapositive, filmati d’epoca e letture a tema.
 
La mostra, frutto delle ricerche nell’archivio Feltrinelli da parte del giornalista e storico Mario Abbiezzi, esponente principale del Cipes, si focalizza sui campi di sterminio e, in particolare, su quelli di deportazione, dove furono internati numerosi italiani.
 
A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 l’esercito italiano viene lasciato allo sbando. Non ci sono indicazioni, mancano gli ordini, soprattutto in relazione alla questione cruciale del momento: quale atteggiamento tenere nei confronti dell’ex alleato tedesco, ora occupante.
Parecchi ufficiali, sottufficiali e soldati riescono a fuggire, si nascondono, trovano rifugio presso qualche famiglia coraggiosa, nelle cascine del nord. Altri alla fine trovano la soluzione tra le fila della lotta partigiana. Ma molti vengono presi dalle forze occupanti. Sono 810mila i militari italiani catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra: vengono considerati disertori oppure franchi tiratori e quindi giustiziabili se resistenti. In molti casi vengono trucidati, come a Cefalonia.
In un primo tempo, fino al 20 settembre del 1943, vengono classificati come prigionieri di guerra, poi come internati militari (Imi), con decisione unilaterale presa dai tedeschi ed accettata supinamente dalla Repubblica sociale italiana che li considera propri militari in attesa di impiego.
Hitler non li riconosce come prigionieri di guerra e, per poterli “schiavizzare” senza controlli, li classifica, appunto, “internati militari”. Di questi 810mila militari italiani, 94.000 optano, alla cattura, per la Rsi e le Ss italiane, 43.000 scelgono, nei lager, di passare alla Rsi come combattenti e 60.000 come ausiliari. Ne resta la gran parte, oltre 600.000, tra cui numerosi ufficiali e cappellani militari che, nonostante le sofferenze e il trattamento disumano subito nei lager, rimangono fedeli al giuramento alla patria, scelgono di resistere e dicono «no» alla Rsi e all’esercito Tedesco.
Gli internati, a differenza dei prigionieri di guerra, sono privi di tutele internazionali e sono obbligati arbitrariamente e unilateralmente al lavoro forzato. Di questi, dopo circa 2 anni di internamento, 50.000 morirono e numerosi altri ritornarono debilitati a tal punto da morire poco dopo.
 
Le storie di questi soldati del loro coraggio del loro attaccamento al senso della patria, delle loro sofferenza, ma anche dei momenti di orgoglio e di gioia costituiscono l’essenza della mostra e di uno spettacolo -  IMI anche noi abbiamo detto NO! - realizzato da Piero Carcano e Vittorio Grisolia dei Cantosociale e presentato in anteprima al Teatro San Babila di Milano il pomeriggio del prossimo 3 febbraio.
Racconti, letture tratte da testimonianze orali, da documenti e diari, oltre a immagini e filmati accompagnati musiche da appositamente composte ed eseguite dal vivo da un ensemble di strumenti ad arco.
 
Le ricerche orali e bibliografiche, nonché le fonti orali, sono curate da Piero Carcano che attraverso monologhi guiderà il pubblico anche nella serata cilavegnese del 25 gennaio - in questa occasione senza l’accompagnamento della musica e del gruppo -, in un viaggio storico-emotivo che porta a rivivere le tragiche esperienze degli stessi protagonisti.
Un’avventura o meglio l’odissea di questi uomini che parte dalla cattura ai campi di lavoro, passa attraverso la sofferenza dei viaggi sui treni della morte, del durissimo lavoro, della fame e delle violenze subite fino alla morte in alcuni casi o la delusione per l’indifferenza con cui è stato accolto il ritorno a casa. Ma non si dimenticano anche i momenti di orgoglio nel dire “No” agli aguzzini, nell’organizzare sabotaggi, nella derisione del nemico, dell’astuzia per ingannarlo e poi i numerosi momenti di solidarietà…
Una mostra e uno spettacolo che oggi ci ricordano quanto i valori fondanti e l’autentico attaccamento alla nostra patria sia stato difeso da chi, internato nei lager tedeschi ed obbligato ai lavori forzati, preferì accettare immani sacrifici e sofferenze, spesso a costo della vita, non cedendo alle lusinghe e ai benefici che prometteva l’adesione nelle file della Rsi.
 
 Informazioni 
Dove: Teatro polifunzionale di Cilavegna
Quando: venerdì 25 gennaio 2008, con inizio ore 21.00, presentazione e proiezione.
Esposizione: venerdì 25: 10.00-12.00 (scuole) / 21.00 23.00; sabato 26: 10.00-12.00 (scuole) / 16.00-18.00; domenica 27: 10.00-12.00 / 16.00-18.00 / 20.00-22.00. 
Ingresso: libero
Per informazioni: tel. 0381/660552 (Biblioteca), 333/5740348 (Ass. Alambrado)
 
 
Pavia, 21/01/2008 (6262)




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