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Un vogherese alla corte di Van de Sfroos
Un vogherese alla corte di Van de Sfroos

E’ con piacere che, sfogliando il booklet del nuovo CD di Davide Van De Sfroos (Pica), ho più volte trovato citato tra i nomi dei collaboratori quello di Eros Kristyani.
Chissà perché, l’ho sempre considerato un po’ “l’alter ego” (sulla tastiera) di Fabio Casali (chitarra); forse per l’amicizia e la passione che li accomuna per un certo genere di musica.

In realtà Kristyani, negli anni, si è dimostrato un musicista eclettico e duttile. Basta guardare il lungo elenco di collaborazioni “illustri” che ha inanellato: Mauro Pagani, Stanley Jordan, Fabrizio De Andrè, Massimo Ranieri, Roberto Vecchioni, Eugenio Finardi, Franco Mussida, Eric Marienthal, Morgan, Ellade Bandini e tanti altri ancora. A questo lungo elenco ha aggiunto anche Davide Van De Sfroos.
Kristyani, tastierista, fisarmonicista, arrangiatore e compositore, cultore di musica elettronica, ha inciso diversi CD e, a fine Gennaio, ha presentato a Pavia e a Voghera il suo nuovo album “New Philosophy of Jazz”, inciso con Luca Scansani (basso), Ivano Maggi (batteria), Oskar Boldre (voce), Sean Martin (voce), Giorgio Cordini (bouzouki), Marco Cavani (drum), Massimo Scoca (contrabbasso) e Taketo Gohara (kaos pad,dubbing). Autore di tutti i 7 brani presenti nel cd, riesce a contenere la sua propensione elettronica per stemperarla in echi di Eros Kristyaniworld music soffusi di jazz.
Così come “lievi” e “di gusto” sono i suoi interventi nel nuovo disco di Van De Sfroos.
 
A tre anni da “Akuaduulza”, torna l’originale cantautorato folk di Davide Van De Sfroos con “Pica!”. 15 brani, di cui 12 in dialetto tremezzino (laghée).
 “…E Semm partii”  si era meritato la Targa Tenco 2002 come migliore album in dialetto, ma ormai il dialetto non è più una categoria “chiusa”, ma solo uno dei modi espressivi di questo interessante cantautore che, anche con questo nuovo”Pica!”, ha dimostrato di saper ben coniugare testi anche importanti (e non più solo divertenti) con la musica di tradizione, il folk, il blues ed altre influenze etniche.
"Pica!" (Picchia, il grido dei minatori della Valtellina), sembra una raccolta di brevi racconti messi in musica. Si spazia dal bluegrass allo zydeco, dal folk al blues, fino ad arrivare a umori andini e giamaicani; le storie nascono sulle sponde del lago di Como e parlano di contrabbandieri, di sciamani, di costruttori di motoscafi, di padrone di pizzerie; si salta dal dialetto all'italiano e si cambia clima musicale, mentre la ballata "40 pass" (40 passi) parla insolitamente di Milano, un po’ alla Jannacci.
 
Il disco è decisamente molto bello.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 13/02/2008 (6346)

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