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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 6529 del 4 aprile 2008 (4633) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Nei Giardini della Memoria
Nei Giardini della Memoria
La grande scultura-installazione intitolata “I Giardini nel labirinto della memoria” realizzata da Alik Cavaliere tra 1989 e 1992 riunisce due degli elementi più cari allo scultore, la natura e la memoria, in una sorta di labirinto dove si accumulano tracce del vissuto dell’artista, la dimensione narrativa e scenografica della scultura, il dialogo con la classicità e la letteratura, il racconto dell’esistenza.
 
Opera intima e universale al tempo stesso, rappresentativa dell’intero percorso di ricerca dell’artista, scomparso nel 1998 - uno degli scultori più originali e interessanti della seconda metà del secolo, la cui cifra espressiva si inserisce tra istanze dada e surrealiste che guardano a Duchamp e Magritte, approfondimenti esistenziali, sperimentazioni vicine al Nouveau Réalisme - “I Giardini nel labirinto della memoriasaranno al centro del percorso espositivo, protagonisti di un allestimento particolarmente curato all’interno delle sale dell’antico Broletto di Pavia.
 
L’approfondimento e la comprensione di quest’opera di grande fascino, emblematica di tutta la ricerca di Cavaliere poiché racchiude la natura, il mito, la metamorfosi, il concetto di labirinto, la sculturamonumento e la sua negazione, sarà favorita da un percorso inedito nella complessità del processo creativo dell’artista, realizzato grazie al recupero e all’esposizione di schizzi, appunti, disegni e grandi opere su carta, caratterizzate da una intensa cromia e da linee guizzanti, testimonianze importanti della centralità della natura e del mito (classico e quotidiano) nelle suggestioni poetiche dell’artista.
 
L’attenzione per queste tematiche scandisce la produzione di Cavaliere, sostenuta da una particolare vocazione al racconto e dalla volontà di non separare mai la sfera dell’arte da quella della vita: il percorso espositivo, curato da Francesca Porreca, consentirà di seguire le differenti declinazioni di questa originale ricerca, dalle opere dell’inizio degli anni Sessanta, che vedono il primo incontro tra l’uomo e la natura nelle Avventure di Gustavo B. - incarnazione dell’uomo qualunque e del suo vagare in un mondo caratterizzato da rapporti spaziali distorti e da una dimensione temporale sospesa - passando per l’interpretazione del binomio natura-artificio (con riferimenti a Lucrezio e Tommaso Campanella) in opere quali Immagini multiple, La rose, le rose, W la libertà, attraverso una natura intricata imprigionata nel bronzo, soggetta a metamorfosi nel suo farsi scultura e combinarsi con elementi meccanici (Albero cambio), fino alla dimensione ambientale declinata in Grande pianta Dafne e i Giardini della memoria, in cui lo spettatore è invitato a perdersi e ritrovarsi attraverso la memoria del proprio vissuto e delle immagini che lo hanno generato.
 
'Grande pianta Dafne'In questo vivace e vitalistico environment - I Giardini nel labirinto della memoria sono un’opera di reale respiro ambientale - il giardino, simbolo e risultato dell’incontro dell’uomo con la natura, diventa, infatti, il luogo più adatto per accogliere la memoria dell’artista (e quella del visitatore), non intesa come un ordinato spazio mentale ma come un labirinto in cui ricordi, pensieri, incontri, esperienze si ricombinano incessantemente, rincorrendo una allusiva mappa di paesaggi interiori.
Quinte teatrali dipinte a colori sgargianti delineano l’ambientazione naturale dell’opera, creando una sorta di palcoscenico percorribile, destinato ad accogliere il visitatore in un complesso assemblage di elementi stranianti e simbolici. Un ritorno al mito e alla natura, una riflessione sui molteplici percorsi della mente attraverso l’arte e la vita: ogni cosa diventa materia prima per l’incessante metamorfosi del “giardino della memoria” e rappresenta un omaggio significativo al grande artista milanese, a dieci anni dalla sua scomparsa.
 
L’esposizione si inserisce, quale evento espositivo centrale, nel contesto del Festival del Paesaggio - organizzato dal Comune di Pavia in collaborazione con l’Università degli Studi - ormai alla sua terza edizione dopo i primi due appuntamenti che negli anni scorsi hanno visto la presenza di importanti filosofi del paesaggio come James Hillman (2006) e Serge Latouche (2007).
 
Le opere di Alik Cavaliere saranno il punto di partenza per una originale riflessione sull’arte intesa come specchio di un paesaggio interiore, tesa a sottolineare la particolare capacità dell’artista di mediare il rapporto tra natura e artificio attraverso una scultura densa di significati e ricca di sovrapposizioni e rimandi, in cui ciascuno è invitato a perdersi e ritrovarsi.
 
Alik Cavaliere è nato a Roma nel 1926. Dopo alcuni anni trascorsi in Francia, la famiglia si trasferisce a Milano nel 1938. Qui, Cavaliere frequenta l’Accademia di Brera, allievo di Giacomo Manzù e di Marino Marini, cui succederà sulla cattedra di scultura nel 1970, dopo essere stato suo assistente fin dal 1956.
Tiene la sua prima mostra personale nel 1952, alla Galleria Colonna di Milano, seguita da oltre ottanta personali in Italia e nel mondo, a Bruxelles, New York, Tokio, Anversa, Caracas, Osaka, Los Angeles. Viene invitato due volte ad esporre con una sala personale alla Biennale di Venezia: nel 1964 presenta la serie di opere ispirate al De rerum naturae di Lucrezio; nel 1972, espone la grande installazione I Processi, dalle storie inglesi di Shakespeare. Da questo momento le sue opere assumono sempre più una valenza ambientale, diventando installazioni complesse e labirintiche in cui natura e arte si fondono con la memoria e il senso del vagare.
Nel 1992 tiene una grande mostra antologica a Palazzo Reale a Milano, occasione per ricapitolare tutto il suo percorso artistico e per dare forma compiuta al grande environment dei Giardini del labirinto della memoria.
Nel 1996 progetta per il Palazzo delle Stelline di Milano il ciclo di mostre Il Classico e le Metamorfosi, dedicato ad approfondire il rapporto tra modernità e classicità, in cui espone nella sezione L’esilio di Ovidio l’opera Passato, presente, pian Cordova, cui continuerà a lavorare finché la malattia lo coglie all’improvviso, alla fine del 1997. Muore a Milano il 5 gennaio 1998.

 

 
 Informazioni 
Dove: Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto, Piazza della Vittoria - Pavia
Quando: dall’11 aprile al 25 maggio 2008, nei seguenti orari: da martedì al venerdì: 16.00-19.30, sabato e domenica: 10.30-12.30 / 16.00-19.30.
Ingresso: libero
 

Comunicato Stampa

Pavia, 04/04/2008 (6529)




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