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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 657 del 17 dicembre 2002 (4690) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Arriva Gesù
Arriva Gesù

Dong, dong, dong... dodici rintocchi di campanone. Poca gente per le strade, molta in casa, al caldo, a consumare i cenoni Natalizi. Nell'aria quel gelo misto a brina leggera che caratterizza le gelide notti di dicembre, ma soprattutto quella di Natale, sembra che si senta un odore particolare...un misto di dolciumi, freddo e gioia.

Dong, dong, dong... Una luce dorata illumina la città. Un fascio che la avvolge per qualche minuto, ma di cui nessuno sembra rendersi conto.
Dong, dong, dong... Improvvisamente si ferma tutto. I cani per strada restano immobili nei loro ripari, le persone che mangiano e bevono con la forchetta a mezz'aria, i barboni dentro i loro scatoloni, chi dorme non si accorge di nulla.

Dong, dong, dong...
Passi per la strada. Il fascio di luce scompare e nel silenzio della notte un giovane sale lentamente per Strada Nuova in quell'irreale silenzio.
E' strano, ma a guardarlo sembra che voli, non che cammini. Ha due occhi splendidi azzurri, dei capelli corvini che gli scendono fino alle spalle.
Un ragazzo che lascerebbe a bocca aperta qualunque ragazza lo incontrasse per strada... solo che per strada in quel momento, sembra non esserci assolutamente nessuno.

Si ferma, si guarda intorno e ricomincia a salire, fino all'angolo con Corso Cavour. E lì si ferma ancora e si avvicina ad un signore con barba e occhiali che sta seduto sui gradini della banca.
Lo guarda dritto negli occhi e in quelli di lui scende una lacrima. Il ragazzo lo tocca e lui sembra svegliarsi da un lungo sonno.
"Chi sei tu?" gli chiede. "Gesù" risponde il ragazzo.
"Non dire sciocchezze... Gesù non esiste e non è mai esistito". "Lo credi davvero Giovanni? E allora a chi ti sei rivolto quando tua moglie Marta è andata via all'improvviso e ti sei ritrovato da solo tanti anni fa?".
"E' vero, mi sono rivolto a lui, ma non mi ha ascoltato e ciò significa che non esiste".

Il giovane lo guarda tristemente, lo tocca ancora una volta e il signore con la barba torna nell'immobilità in cui era prima. E la lenta camminata prosegue fino al Fraschini.
Lì sta una donna, non giovane e non vecchia, che fissa il cartellone degli spettacoli. Le si avvicina e la tocca. "Perché sei triste?" le chiede. "Che t'importa?" risponde lei arrabbiata, "Vorrei vedere te se i tuoi parenti festeggiassero a casa loro e nessuno ti avesse invitato... Quando si diventa vecchi si diventa inutili... Ma tu chi saresti? E che vuoi da me?".
"Io sono Gesù". Una risata forte e stridula risuona nel silenzio. "Tu sei tutto fuori, figuriamoci... Gesù non esiste!".
"Davvero Marta? E quando tuo figlio è partito per l'America e non è più tornato perché ti sei rivolta a me?". "Lasciami in pace ragazzo... è vero, allora ho pregato tanto che mio figlio cambiasse idea, ma non mi ha ascoltato nessuno e così sono andata via di casa. Gesù? Tutte favole!".

Anche questa persona al tocco del giovane, sempre piu' triste, torna immobile nel silenzio della strada. E cammina, cammina... vola su un balcone di una casa signorile in Piazza Castello... quante luci, quanta gente. Chi sta a tavola, chi mangia, chi ride... ma tutti immobili.
In un attimo il giovane è dentro. Fra tutta quella gente una ragazzina gioca con un cagnolino di peluche seduta per terra. Alza gli occhi verso di lui senza che lui la tocchi.
"Ciao" gli dice con la sua voce dolce, ma anche molto triste. "Ciao" risponde lui "come ti chiami?" "Silvia... e tu sei Gesù vero?".
"Come fai a saperlo?". "Beh, ho scritto una letterina come fanno i bambini piccoli a Gesù per i regali e tu sei venuto a portarmeli, non è così?".
Sorridendo il giovane si siede accanto a lei e al suo cagnolino. "E sentiamo allora, cosa dovrei portarti?". "Il mio nonno e la nonna... è da tanto che non li vedo, mamma e papà non li hanno invitati alla festa, ma io desidero tanto che vengano qua con noi". "E perché non li hanno invitati?". "Perché sono sempre tanto tristi: la mia nonna è andata via tanto tempo fa, quando lo zio Carlo è andato in America... da allora non è stata più la stessa. Ad un certo punto è sparita, nessuno l'ha piu' vista, non è più venuta a trovarmi e il nonno anche lui si è chiuso in casa, sempre col muso... Ma io so che sono sempre stati qui vicino a me, e speravo che me li avresti portati qui stasera".

Il giovane la guarda, poi guarda la porta. Il silenzio è rotto dal suono del campanello.
Tutti tornano a muoversi, una donna va ad aprire, lancia un grido di sorpresa, di gioia e commozione.
I due anziani che il giovane aveva visto per strada erano lì, l'uno nelle braccia dell'altro, che si chiedevano come fin lì fossero arrivati. Tutti i parenti si precipitarono alla porta, e tutti si abbracciavano felici perché finalmente la famiglia era di nuovo al completo. La ragazzina si girò verso il giovane con cui aveva parlato ma non era più accanto a lei.
Fuori dalla finestra di nuovo il fascio di luce. La vita era tornata a vivere in quella notte stellata di Natale.

 
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Paola De Matteo

Pavia, 17/12/2002 (657)

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