Due le proposte del Gruppo Escursionistico Appennino di Pavia per le imminenti festività: entrambe le escursioni si sviluppano in territorio piemontese e si svolgeranno la prima, il 25 aprile, al Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, la seconda, il 1° maggio, al Parco Nazionale di Val Grande.
Il vasto altopiano di Marcarolo è situato nell'area montuosa dell'Appennino Ligure-Piemontese, all'estremo sud della provincia alessandrina, collocato geologicamente nel sistema noto come "Gruppo di Voltri". L'area del Parco, dominata dalla piramide massiccia del Monte Tobbio, ha la peculiarità di godere la vista del Golfo Ligure, posto a meno di dieci chilometri in linea d'aria, e di essere interessata da numerosi corsi d'acqua e zone umide, nonché frequenti affioramenti di microtorbiere.
Tale ambiente si riflette sulla fauna, caratterizzata dalla notevole presenza di rettili ed anfibi, quali la salamandra pezzata, il rospo comune, la rana rossa e il tritone alpestre e quello crestato. All'interno delle miniere abbandonate, numerose sul territorio, si può trovare il geotritone italiano (Hydromantes italicus) e nei ruscelli del parco nuota l’ormai rarissimo gambero d'acqua dolce.
Il programma di venerdì prevede una camminata lungo il sentiero naturalistico che congiunge Passo della Bocchetta a Passo del Gatto. Il primo, posto ad una quota di 800 metri s.l.m., costituisce il naturale collegamento tra la Val Polcevera e la Val Lemme, e rappresenta un valico storico poiché da queste parti passava la romana Via Postumia, fatta costruire nel 148 a.C. dal console romano Postumio Albino.
Per il prossimo giovedì, invece, è in calendario un trekking a due passi dal Lago Maggiore, nell'area selvaggia più vasta delle Alpi. La Val Grande è una vallata unica, dove la natura regna sovrana e dove frammenti della civiltà alpina, che testimoniano attività di alpeggio, si affiancano a resti dalla "Linea Cadorna", cioè fortificazioni militari realizzate durante la prima guerra mondiale nel timore di un attacco austrotedesco attraverso la Svizzera.
La varietà della vegetazione è una delle maggiori attrattive del Parco: il faggio, che rappresenta la specie arborea più diffusa, dà vita a boscaglie impenetrabili, che si alternano a piccole abetaie e a coloratissime “macchie fiorite”; mentre salendo di quota, si passa rapidamente dal bosco alla prateria alpina. Numerosi e limpidissimi torrenti attraversano la valle e si gettano in gole con pareti a strapiombo, creando suggestivi scenari e l'habitat ideale per camosci, caprioli e, sporadicamente, cervi. Molto frequente anche la volpe, soprattutto alle quote basse, e sono sicuramente presenti anche il tasso, la martora, la faina, il riccio, il ghiro e lo scoiattolo. Grazie alla purezza delle acque non mancano trote, rane temporaria e salamandre. Tra i rettili si segnalano le tanto temute vipere.
Molto ricca anche l'avifauna con specie montane e alpine degni di nota come il gallo forcello, il merlo acquaiolo e la maestosa aquila reale.
L’escursione inizia dal piccolo centro abitato di Mergozzo che si affaccia sulle rive del lago omonimo, un piccolo specchio lacustre che risulta essere uno dei più puliti d'Italia.
Si proseguirà poi verso il Monte Faiè, uno dei punti panoramici più belli e facilmente raggiungibili: in giornate limpide da qui è possibile ammirare il Lago Maggiore, il Lago di Mergozzo, il Lago d'Orta, il Lago di Monate ed il Lago di Varese.
Una curiosità: sulla vetta del Faié un cippo di pietra segna il confine del versante montuoso in concessione alla "Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano" che ancora oggi provvede al restauro e alla manutenzione del Duomo. La concessione risale al 1387 quando Gian Galeazzo Visconti, conte di Virtù, decise di avviarne l'edificazione utilizzando il marmo del vicino filone di Candoglia. Da allora queste montagne hanno fornito il marmo per le 3300 statue del Duomo.
A Erfo, punto di arrivo del trekking, c'è una cappelletta che ricorda l’origine del nome del luogo - "E nel Ricordo un Fiore Offrite (ERFO)" – che si rifà alla leggenda di un rapimento di un fanciullo da parte di un’aquila reale, fatto in realtà mai verificatosi e legato a un timore ancestrale nelle genti di montagna, affascinate dal suo volo maestoso, ma impaurite dalla preda di agnelli e capretti. |