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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 6681 del 19 maggio 2008 (2885) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Racconti metropolitani
Racconti metropolitani
Le diverse forme attraverso le quali Ivan si esprime traggono, infatti, origine dalla medesima “poesis” e dalla medesima “tecne” prima di prendere corpo e materializzarsi in un progetto, in un oggetto, in un dipinto o in una scultura.
L’insieme di queste discipline viene piegato allo scopo di re-inventare una capacità espressiva anti decorativa, essenziale, radicale includendo nell’opera intelligenza, spazio, materia… costituiscono un insieme unitario, armonioso in cui è possibile riscontrare la stessa impostazione stilistica e lo stesso messaggio.
 
Per lui la pura creatività e la razionalità vengono prima del fare. L’opera di Ivan è “creazione” a partire dal fulcro centrale intorno al quale ruotano i singoli componenti: il colore.
I colori delle sue composizioni sono unici, mai identici, non esistono in commercio, perché sono il frutto di un’inesauribile inventiva espressa attraverso l’uso e la lavorazione di elementi naturali e minerali: le terre, la calce, i semi di lino cotto, di noce, di papaveri, i gusci di mandorle, le lamine di oro, argento, stagno, piombo, le resine, la cera, i lapislazzuli.
Ecco il blu cobalto di straordinaria intensità, il blu oltremare dalla oceanica profondità, il giallo ocra di Napoli, il rosso della rosa purpurea del Cairo, il grigio plumbeo del cielo metropolitano. Attraverso la forza del colore l’opera di Ivan irrompe prepotentemente, scompagina equilibri pre-esistenti, spazza via feticci e luoghi comuni, rigenera il contesto circostante aprendo le porte ad una ventata di aria fresca, libera la mente.
 
La ricerca di Ivan Saccomani è quella di un antropologo alla scoperta di tracce per ricostruire le connotazioni non delle antiche civiltà ma del nostro tempo caratterizzato da un surplus, da troppi segnali, troppe cose. Ivan coglie la percezione di questo eccesso che porta l’individuo a sviluppare una patologia per il troppo pieno osservando le periferie delle città metropolitane e riflettendo sulla enorme quantità di messaggi moltiplicati all’infinto dalla estrema facilità di riproduzione e divulgazione. Grattacieli che tagliano la tela in sezioni perfette e prendono la scena tutta per sé omologano le periferie di tutte le città incutendo oppressione e claustrofobia  al visitatore costantemente sotto la mole incombente di giganti  di cemento tutti uguali. Periferie senza anima in cui tutto è manufatto e non c’è più nulla di naturale, anchei fiori sono prodotti con ferro, gesso e cemento. Horror pleni da cementificazione ma anche saturazione da eccesso di segnali e di comunicazione.
 
I racconti di Ivan sono una serie infinita di cifre cromatiche di un geroglifico, una matassa di parole, parole, tante parole replicate all’infinito che non ci consentono per la loro ridondanza di desumere alcunché di significativo. Racconti per non raccontare nulla. 
 
Il materiale usato da Saccomani per le sue composizioni multidimensionali è quello comunemente utilizzato in edilizia: tondini di ferro, cemento, cartone, gesso. È un materiale povero, perché povero è il materiale usato dall’edilizia moderna orientata unicamente dalla finalità di produrre quantità, volumi.
L’artista non si è messo sulle orme di Burri, di Beuys o di Lichtenstein alla scoperta di frammenti della realtà abbandonati tra i rifiuti; la sua è una scelta precisa e razionale che conferisce al messaggio assoluta originalità.
 
 Informazioni 
Dove: c/o Libreria Edizioni Cardano, via Cardano, 48 – Pavia
Quando: dal 24 maggio (inaugurazione ore 18.00) fino al 15 giugno 2008
Per informazioni: Tel. 0382/23377 - E-mail: info@cardano.it
 

Comunicato Stampa

Pavia, 19/05/2008 (6681)




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