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Pagina inziale » Tavola » Articolo n. 676 del 15 settembre 2000 (3231) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Degustiamo insieme: il Cortese Montelio
Degustiamo insieme: il Cortese Montelio

Eccoci finalmente con il nostro inseparabile bicchiere, cavatappi, e bottiglia di Cortese Montelio, che ci accingiamo ad aprire. Tagliamo quindi la capsula al di sotto dell'anello di vetro, ed infiliamo il verme (la spirale del cavatappi) ben al centro del sughero, avvitiamo, e con movimento attento estraiamo il tappo. Questo deve opporre una certa resistenza, sintomo che la bottiglia ben sigillata non ha permesso scambi non graditi con l'ambiente esterno (ciò è importantissimo soprattutto per i vini che hanno avuto un invecchiamento particolarmente lungo in bottiglia).

Portiamo il turacciolo al naso, e controlliamo che non vi sia lo sgradito sentore di tappo, che ci rovinerebbe la festa: la mia bottiglia è ok!

Versando la dose nel bicchiere, possiamo già vedere che non ha una consistenza particolare, ma è ciò che ci attendiamo da un vino del genere. Il colore: la scala di determinazione del colore di un vino bianco, parla di giallo verdolino (vini giovanissimi o di determinate zone), giallo paglierino (vini giovani in genere) giallo dorato (vini con già qualche anno sulle spalle) e giallo ambrato (tipico dei vini liquorosi o passiti). Noi definiamo questo colore come un giallo paglierino piuttosto scarico, sono assenti riflessi verdolini, cioè tendenti al verde, e non adoperiamo assolutamente le altre due diciture (dorato ed ambrato).

Facciamo roteare il vino all'interno del bicchiere e, notando che una volta terminato il nostro impulso questo continua a girare da solo per alcuni secondi, abbiamo la conferma alla prima impressione avuta sulla consistenza: possiamo definirlo "abbastanza consistente".

L'azione rotatoria data al vino, ha permesso la formazione sulle pareti del bicchiere di alcune goccioline che scendono verso la base: questo ci dà informazioni importantissime che però credo sia opportuno trattare in un altro momento più nel dettaglio (si formano le "lacrime" e gli "archetti"...) Fatto ciò abbiamo terminato l'esame visivo: passiamo a quello olfattivo.

Avviciniamo a più riprese e per poco tempo il bicchiere al naso: inspiriamo con decisione e cerchiamo di capire a quale delle famiglie di profumi appartengano gli stimoli olfattivi che stiamo ricevendo: accontentiamoci per oggi di riconoscere la "famiglia" dominante; con sicurezza possiamo definirlo un vino fruttato, con una nota decisa di mela renetta ed in seconda battuta riconosciamo bene la mandorla.

Non prendetemi per matto: un po' di allenamento e molta cocciutaggine vi faranno presto riconoscere decine e decine di profumi, e sarà bellissimo quando riceverete un certo stimolo che non saprete ricondurre a qualcosa di preciso!! Possiamo dire che i profumi sono decisi, netti, e piuttosto persistenti.

Ora l'agognato esame gustativo. Introdotto un sorso di vino in bocca, lo tratteniamo e gli facciamo percorrere tutta la cavità orale distribuendolo per bene su tutta la lingua (sono differenti le zone che riconoscono per esempio il dolce o il salato) sul palato, e sulle pareti laterali. Il primo stimolo che riceviamo è la sensazione di calore dovuta all'alcool, non marcata (per fortuna, visto la tipologia del prodotto!) così che possiamo definirlo "abbastanza caldo".

Una volta deglutito, ci ritroviamo ancora con la bocca piena di saliva: questo è dovuto all'acidità del vino, quindi alla sua freschezza, tipicamente marcata in tutti i vini bianchi giovani. Definiamo quindi il vino "fresco", piacevolmente fresco.

Degustiamo insieme: il Cortese Montelio

Un'altra caratteristica di questo prodotto è una certa sapidità (non possiamo parlare di salato, ma per capirci, possiamo dire "gustoso") ... non c'è alla fine del nostro esame, nulla che stona, non lo troviamo particolarmente sbilanciato verso le "durezze" o verso le "morbidezze", per cui nel giudizio finale sicuramente possiamo parlare di un vino armonico: ciò vuol dire che le componenti morbide, in questo caso la più accentuata è l'alcool, sono ben contrastate dalle componenti dure, acidità e sapidità; contrastate e forse superate, sbilanciando così il vino un poco verso la durezza, ma è proprio quello che ci aspettavamo da un vino bianco giovane, che va bevuto entro i due anni dalla produzione, e che accostiamo volentieri ad antipasti di verdure, crostacei, ed anche ad una preparazione tipica della nostra terra: il risotto con le rane.

Molte delle cose dette per alcuni di voi avranno bisogno di approfondimenti o delucidazioni: a questo riguardo vi invito a scrivermi all'indirizzo indicato a margine dell'articolo. Ciao a tutti e... non lavate mai il bicchiere da degustazione in lavastoviglie, sciacquatelo bene ed asciugatelo con cura ... vi dirò perché!!!

 
 Informazioni 
 

Maurizio Villa

Pavia, 15/09/2000 (676)

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