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Pagina inziale » Tavola » Articolo n. 680 del 5 luglio 2000 (1957) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Occhio agli occhi!
Occhio agli occhi!

Bene, ben ritrovati: abbiamo allora a disposizione il cavatappi ed il nostro alleato bicchiere?

Quindi forza: tagliamo la capsula che riveste il collo della bottiglia sotto all'anello di vetro ed introduciamo il verme (la vite del nostro cavatappi) verticalmente al centro del sughero evitando di fuoriuscire dal tappo stesso.

Avvitiamo sempre con cura - più la bottiglia è vecchia, più delicatezza dovremo adoperare - ed estraiamo il tappo con movimento dolce e possibilmente senza torsioni laterali evitando spiacevoli rotture.

Fatto! senza "botti" mi raccomando, molto scenografici, ma poco cortesi.

E' abitudine passare sotto al naso il tappo appena estratto per verificare che non ci siano anomalie.

Molti mi chiedono: "ma di cosa vuoi che odori un tappo, se non di tappo?" giusta osservazione, ma col naso possiamo già decidere se la bottiglia è "a posto" oppure se ci aspettano sgradevoli sorprese quali appunto il dominante sentore tipico di un sughero malato che ci ha rovinato la festa.

Sapete che il tappo ha una funzione importantissima?

Il nostro vino è pronto per parlarci di sé per raccontarci del suo stato evolutivo, se è stato conservato bene o male, addirittura per dirci se è stato fatto bene o male: più abbiamo davanti una bottiglia invecchiata negli anni e più dovremo avere pazienza prima di ottenere il meglio dal prodotto.

Molte delle informazioni che cerchiamo le possiamo dedurre soltanto guardandolo!

Forza, versiamo il nostro vino nel bicchiere e nel momento stesso in cui facciamo questo gesto, ci troviamo di fronte alla prima valutazione da fare, spesso trascurata: la fluidità: si avvicina di più all'olio od all'acqua?

E poi il colore ... quante informazioni ci dà il colore e di che importanza!

Ma per poterlo valutare correttamente, ci serviamo di un cartoncino bianco posto dietro al bicchiere in un ambiente ben illuminato: è fondamentale.

Se abbiamo di fronte un vino bianco potremo definirlo giallo paglierino con riflessi verdolini, indice di un vino giovane, di recente vendemmia (ma attenti alle eccezioni...) fino al giallo ambrato, sinonimo di grande vino, di grande struttura, forse liquoroso e ben invecchiato.

Per un vino rosso parleremo di colore porpora con riflessi violacei che ci fanno pregustare un rosso giovane, ad esempio un novello, mentre un rosso granato con riflessi aranciati ci farà automaticamente pensare ad un grande rosso, dal lungo invecchiamento, di grande personalità.

Molti di voi avranno notato che al momento parlo solamente di previsioni: non potrebbe essere diversamente, non avendo ancora né cercato profumi o assaggiato il prodotto, ma il senso globale della degustazione che stimo insieme scoprendo è proprio questo: nei tre momenti fondamentali della degustazione (esami visivo - olfattivo - gustativo) il vino non deve tradire mai le impressioni che ci ha destato in un momento precedente.

Bene, allora abbiamo appreso che solo la vista ci permette di sapere cosa dobbiamo attenderci nei successivi momenti del nostro percorso: ma sono altre le cose che possiamo valutare con l'esame visivo: l'eventuale effervescenza, la limpidezza e come detto, l'esame del colore.

Vi prometto che la prossima volta perlomeno metteremo il naso sul vino... non so se lo assaggeremo, mai se avete stappato una bottiglia per seguire le mie indicazioni: assolutamente bevetela! ne apriremo un'altra... ciao a tutti!

 
 Informazioni 
 

Maurizio Villa

Pavia, 05/07/2000 (680)

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