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Pagina inziale » Università » Articolo n. 6846 del 2 luglio 2008 (3294) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Zifi spiati dal Cibra
Parte della strumentazione del Cibra
I ricercatori e gli studenti del CIBRA, guidati dal prof. Gianni Pavan, sono rientrati con un nuovo successo dalla crociera di ricerca Sirena 08 organizzata dal NURC, il Centro di ricerche subacquee della NATO con cui il CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali) dell’Università di Pavia ha un rapporto consolidato da dieci anni.
 
La crociera di ricerca nelle acque del Mare di Alboran, al confine occidentale del Mediterraneo, è stata organizzata per studiare presenza e distribuzione dei mammiferi marini e soprattutto per cercare lo Zifio (Ziphius cavirostris), specie elusiva molto studiata per la sua sensibilità ai sonar e al rumore di origine umana.
Per questo motivo si è usata l’Alliance, una nave oceanografica silenziosissima, progettata proprio per le ricerche di acustica.
 
L’area di studio è stata coperta 4 volte, seguendo un rigido protocollo di avvistamenti, nelle ore diurne, e di ascolto con idrofoni 24 ore su 24. Per la prima volta, grazie agli strumenti e all’esperienza del team pavese, sono state rilevate in modo sistematico la presenza e la distribuzione dello Zifio con tecniche acustiche.
 
Nella fase finale le stesse tecniche acustiche e i risultati degli avvistamenti hanno consentito di individuare un’area particolarmente ricca di questa specie per consentire agli studiosi di Woods Hole Oceanographic Institution di applicare (con ventose, in modo assolutamente non invasivo) sul dorso di questi animali il DTAG. Questo strumento, minuscolo ma sofisticatissimo, sviluppato da WHOI, registra i suoni emessi e ricevuti, la profondità, la velocità e le accelerazioni in tre dimensioni, per ricostruire tutti i più fini dettagli del comportamento subacqueo dello Zifio.
 
La grande scommessa, che si gioca a livello mondiale, è di capire come si comporta sott’acqua, cosa fa quando scende a quasi 2000 metri di profondità (lo Zifio detiene il record, prima attribuito al capodoglio, di profondità e di durata delle immersioni), soprattutto come reagisce al disturbo dell’uomo e perché soffre cosi tanto per il disturbo dei sonar. Ma l’obiettivo più importante è come fare per sapere dove è e quali ambienti frequenta, per poterlo evitare e poter spegnere i sonar in tempo.
 
Il successo del team dell’Università di Pavia è proprio di aver messo a punto e dimostrato la possibilità di “sentire” lo Zifio con idrofoni molto sensibili e con un software di visualizzazione che rivela le sue debolissime tracce ultrasonore.
Strumenti sofisticati, sviluppati da Pavan al CIBRA, ma anche lunga esperienza e tenacia sono state le chiavi del successo, nonostante la scarsità di finanziamenti che spesso rischia di costringere ad abbandonare la ricerca.
 
Le ricerche in questo settore sono, infatti, costose, sono interdisciplinari, richiedono tempi lunghi; devono essere viste, considerate, e finanziate, nell’ambito di una strategia a lungo termine che ne riconosca l’importanza e le ricadute in diversi settori sia scientifici che tecnologici. Con un occhio anche al mercato perché l’ambiente marino rappresenta una nuova frontiera e avere gli strumenti e le competenze per conoscerlo e proteggerlo sarà in futuro sempre più importante, sia in ambito civile che militare.
 
 Informazioni 
Per informazioni: Gianni Pavan - Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell’Università di Pavia - e-mail: gianni.pavan@unipv.it

 

Comunicato Stampa

Pavia, 02/07/2008 (6846)




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