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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 6912 del 22 luglio 2008 (2234) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Lowlands
Lowlands

Conoscevo Ed (Edward Abbiati) come un “ragazzone” simpatico, pavese ma di madrelingua inglese (o perlomeno bilingue), che aveva ottimi contatti con i musicisti australiani. Punto.

Poi scopro che è un musicista, un cantautore e che ha inciso un gran bel disco nel 2008, sotto il nome di un gruppo: i Lowlands. Ed, in realtà, segue la sua strada da tempo; negli anni ’90 va a Londra e fa ascoltare in giro le proprie cose, ma la città è troppo “frivola” per prestare attenzione ai cantautori. Il massimo che ottiene è un audizione con un distratto funzionario dell’Atlantic. Si stufa, vende tutto quello che ha e se ne va. Viaggia attraverso l’Asia e arriva in Australia dove si ferma per un po’. Torna in Europa nel 2001, giusto appena dopo il tragico 11 Settembre e, in un mondo all’improvviso sottosopra, diventa quasi impossibile trovare un lavoro. In questo periodo scrive un sacco di canzoni.
 
Nel 2003 torna a Pavia, comincia a ricostruirsi una vita e ricomincia a pensare alla musica. Una sera un amico lo invita per un drink e invece cominciano a parlare di musica; questo amico ha un gruppo e con loro Ed ricomincia a suonare. Una delle prime cose che suonano (e registrano) insieme è una cover di un brano che si intitola Lowlands…e di qui è nato il nome della band.
 
Nel 2008 pubblicano il loro primo album “The Last Call”. Un disco che sembra americano (e, in fondo, lo è nelle intenzioni e nel modo di sentire e suonare la musica); un roots rock crepuscolare, con ballate da highways desertiche e momenti elettrici westcoastiani, con accenni di folk rock e reminiscenze di pub irlandesi. Sembra che prendano un po’ dappertutto? Non è così; o perlomeno, lo è nei limiti in cui la globalità delle radici musicali annulla i confini geopolitici e il patrimonio comune di esperienze è un grande scrigno da cui attingere a piene mani, per poi metabolizzare secondo il proprio modo di filtrare umori, emozioni e vita quotidiana.
Numerosi anche gli ospiti stranieri, musicisti-amici di cui Ed ha organizzato spesso i tour europei: Steven Berrevoets, Mike “Slo Mo” Brenner, Richard Hunter, Chris Cacavas, James Cruickshank, Nick Barker.

Non male per un esordiente, eh?
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 22/07/2008 (6912)

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