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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 7163 del 23 ottobre 2008 (2198) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Beppe Donadio - Houdini
Beppe Donadio - Houdini
E voilà! Ecco che dal cilindro, Beppe, estrae non un “coniglio sintetico, ripiegato nel gomito” (come recita il testo della title-track), ma un nuovo disco che è un piccolo (neanche tanto piccolo) gioiello.
Dopo “Merendine”, che vi avevo a suo tempo entusiasticamente recensito, ecco “Houdini” del tanto geniale quanto incompreso Beppe Donadio.
 
Con una mano sinistra da Elton John e una “penna” degna di un Billy Joel (che, tra l’altro, sono due dei suoi eroi), Donadio è tornato con un nuovo disco e, nei nuovi brani (in gran parte autobiografici), ha trovato il coraggio di aprirsi, pudico nel mettersi a nudo e felice di essere riuscito a farlo. Si è anche liberato del complesso della “erre” e lascia che la consonante scorra libera, arrotandosi sulle asperità dei suoi testi.
Testi poetici, ironici, graffianti, mai ermetici per il gusto di esserlo ma descrittivi, impressionisti e a volte sintetici, ma intrisi di voglia di comunicare emozioni, stati d’animo, dubbi, perplessità e sofferte certezze.
 
Più che Houdini, questo disco avrebbe dovuto chiamarsi Fregoli per la incredibile capacità del protagonista di cambiare pelle, passando da un genere musicale all’altro con una facilità che lascia a bocca aperta.
Compendio e continuazione del precedente “Merendine”, anche questo disco è concepito come “opera totale”, come spettacolo articolato, con musiche e “siparietti” che si incastrano, si completano e si giustificano vicendevolmente nel raccontare le avventure di Beppe D. (alter-ego di Donadio), cantautore in cerca di ascolto, comprensione e (se possibile) successo. Si passa dalla ballata al rythm’n’blues, dal brano a cappella all’inno sacro, dal brano solo piano e voce alla quasi-opera-suite dedicata al funerale del cantautore.
 
Insomma, è un disco difficile da spiegare perché lungo, complesso e composito; ma è facilissimo e bellissimo da ascoltare perché ogni brano (a cominciare dall’iniziale Tempo al Tempo) ti si ficca in testa per non uscirne più.
Mi rimane sempre più ostico da capire il mistero delle grandi case discografiche che ancora non l’hanno messo sotto contratto.
 
Con lui, nel disco, un manipolo di musicisti-amici di altissimo livello: Michele Gazich, Franco Testa, Elio Rivagli (batterista con Fossati), Fausto Beccalossi, Marco Remondini, Mark Goldenberg (chitarrista di Jackson Browne). Da segnalare anche la presenza di due voci femminili di eccezionale bravura: Elena Sbalchiero e Stefania Martin. In“Sad Snack Blues”, ci sono anche Veronica Sbergia e Max De Bernardi, due grandi del blues. Qua e là appare e scompare un ruvido Alessandro Ducoli e le voci di Oreste Rizzini e Sergio Insonni.
E bravo Beppe!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 23/10/2008 (7163)

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