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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 7224 del 11 novembre 2008 (3845) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
"Festa" con Fiò dla Nebia
Ho ricevuto una copia fresca fresca di stampa del nuovo CD dei Fiò Dla Nebia e….qualcosa è cambiato!
 
Credo sia il miglior disco che i nostri amici abbiano mai inciso; e non tanto per la bontà dei brani (che è molto alta, pari a quella di Corsino Park del ’95 o a My Smorbi Blues del ’93), quanto per il livello della parte strumentale e la qualità dell’incisione.
Dovete sapere che tengo il lettore CD dell’auto con una taratura standard che mi permette di paragonare la qualità sonora dei CD che incido con quella dei prodotti distribuiti internazionalmente. Senza scendere in particolari tecnici, quando non devo correggere alcunché nelle regolazioni, vuol dire che il CD è inciso a regola d’arte.
 
Così è accaduto con Festa, l’ultima fatica dei Fiò.
 
Gli arrangiamenti, curati da Max Bernuzzi, sono fantasiosi e rigorosi allo stesso tempo e mi hanno permesso di ascoltare finalmente il gruppo “suonare” e non semplicemente accompagnare la voce solista. Se Faliero Cani è passato alla fisarmonica, l’apporto del bassista Andrea Bacchio ha ben sostenuto il “ritorno alle origini di Lele Rossi che è tornato ad esprimersi sulla batteria con tempi e modi che gli erano congeniali quando suonava rock. Anche l’apporto del fratello Andrea (Rossi) è stato notevole e, seppur in alcuni casi tenuto un po’ in sordina (credo per non disturbare troppo la fascia di fans “duri e puri”, che vorrebbero i loro beniamini sempre uguali), il suo lavoro alle chitarre ha “sdoganato” il gruppo dal ruolo di complesso dialettale. Il buon Gatti si è sicuramente divertito ad intessere tappeti di tastiere e Max ha distribuito “a pioggia” assoli e armonizzazioni con il violino. In definitiva, un lavoro che ha tutti i crismi dell’ufficialità e che non teme confronti con i prodotti più “blasonati” delle majors. Altri ospiti sono stati Cristina Castagnoli ( voce solista ) e Max Paganin ( tromba ). Negroni è, come sempre, autore e interprete impeccabile dei brani (tranne uno, cantato da Max) e Cignoli…beh, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo!
Il disco si apre con un brano “perfetto”: Ves Pès. Ironico, ma non barzellettiere, possiede un andamento che ben introduce l’album e dichiara da subito gli intenti rinnovativi della band.
Festa, parte con un “falso” country-rock per ricadere nella ballata di tradizione, con una paesanità lussuosa.
 
Malabroca, dedicata alla famosa Maglia Nera del Giro d’Italia, con un ritmo quasi ska, un po’ “contiano” e un po’ “jannacciano” è uno dei brani vincenti dell’album.
Frega e Risenta, con una iniziale citazione pianistica di Just The Way You Are, è una ballata lenta dedicata alle lavandaie, così come Mundina, una ballata in ¾ in stile Van De Sfroos o Modena City Ramblers, è dedicata ai ricordi di una ex-mondina emigrata in Argentina, dove è diventata ricca.
Comunque 2 (la vendetta), un brano dall’andamento prog che ricorda un po’ E’ Festa della PFM, non so perché, lo vedrei bene cantato da Drupi.
Can Da Cacia sarà sicuramente un “must” tra i fans dei Fiò, con quel suo andamento mollemente ondeggiante e il testo di quelli che prendono subito.
Teodote, dedicata all’infelice amante del re Cuniperto, relegata in convento, è sicuramente il “gioiellino” dell’album. Bellissima canzone, pur essendo di natura “storica” abbandona l’epicità di altri brani simili per concentrarsi non sull’aspetto ufficiale dell’episodio quanto sul travagliato rapporto umano-amoroso che travalica la regalità del soggetto per concentrarsi su i soli sentimenti.
Gh’era L’ultim Dì ad Fèra farà venire “al sangùlt” ai fans di vecchia data: Max Bernuzzi, con un’operazione davvero coraggiosa, ha stravolto il brano cantandone una versione moderna e “svisata” in cui cori alla Beach Boys si alternano a “larghi” pianistici alla Billy Joel.
Roba Da Fiò è una bella rivisitazione in chiave più moderna di questo successo dei Fiò. Ho provato un po’ di invidia, perché una volta, chiacchierando con Silvio Negroni, gli avevo detto che la canzone mi piaceva molto, ma che mi sarebbe piaciuto riarrangiarla in chiave diversa (e non è detto che un giorno non lo faccia), ma intanto l’hanno fatto loro (e anche bene).
Pidlina è la rivincita di un personaggio che per tutta la vita è passato da “sfigato” e alla fine li frega tutti. Pop-rock allegro.
Scapa Fiò Scapa è un altro brano di argomento storico (l’aiuto dato dai pavesi alla fuga del giovane Federico II in Germania), ma qui l’epicità prog dell’arrangiamento ben si adatta all’argomento.
Al Nico e la Tata è un “divertissement” che prende in giro la tendenza al pettegolezzo gratuito dei pavesi, sottolineato da un andamento swingante.
Chiude l’album, come bonus track, La Verzine e o Piccirillo, l’annunciata e tanta attesa canzone scritta con Dario Fo a Cesenatico.

Non vi resta che comprare il CD e ascoltarvelo, in attesa (e per meglio potervi godere) dello spettacolo che i Fiò Dla Nebia terranno al Teatro Fraschini di Pavia il 29 novembre.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 11/11/2008 (7224)

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