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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 7406 del 20 gennaio 2009 (1672) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Sartirana Lomellina
Sartirana Lomellina
Il nome “tradisce” l’ubicazione di questo paese che sorge in quella parte di territorio pavese, a una cinquantina di chilometri dal suo capoluogo, nota ai più per le sue risaie.
 
Le origini di Sartirana Lomellina sono ascrivibili all’Impero Romano, come testimoniato da documenti di quell’epoca che ne attestano l’appartenenza ad un’importante famiglia patrizia romana, la Gens Satria, cui probabilmente deve il nome.
 
Grazie alla sua posizione geografica, da fiorente centro agricolo romano divenne, in epoca longobarda, un borgo di una certa rilevanza e, nel Medioevo - quando assunse l’aspetto architettonico che, in gran parte, tuttora conserva -, fu, da prima, parte del feudo dei Conti Palatini di Lomello, poi, feudo a sé stante governato da signori discendenti da un ramo degli stessi.
 
Teatro di scontri fra Pavesi e Milanesi, nel 1213 il borgo di Sartirana venne saccheggiato da questi ultimi divenendo, alla fine del 1300, un possedimento dei Visconti. E fu proprio per volere di Gian Galeazzo Visconti che venne edificato l’imponente castello.
Tra i “passaggi di mano” subiti da Sartirana, si ricordano quello che, nel 1412, vede Filippo Maria Visconti infeudarlo ai Pregola e, successivamente, l’assegnazione, per decisione di Francesco Sforza, al suo segretario Cicco Simonetta, amministratore attento che per il suo feudo ampliò il castello e ordinò importanti opere irrigue. Con la scalata al potere di Ludovico il Moro, che necessariamente doveva passare sul cadavere di Simonetta (decapitato a Pavia con l’accusa di tradimento), si arriva alla consegna, nel 1494, a Bonifacio Guasco d’Alessadria che, alla caduta del Moro, vendette il feudo al cardinale francese Giorgio d’Amboise. Passato poi a Francesco II Sforza, toccò, nel 1522, a Mercurio Arborio di Gattinara, ai discendenti del quale rimase anche oltre l’annessione ai domini sabaudi (1707) e la fine del regime feudale (1797). Ai duchi d’Aosta (il castello fu dimora del duca Amedeo di Savoia) fu lasciato nel 1934 per volontà testamentarie.
 
Il castello, dall’inconfondibile sagoma caratterizzata dal dongione (la torre più alta) circolare, assurto a simbolo dell’abitato, è il più grande della Lomellina. Merita una visita non solo per la valenza architettonica del monumento in sé, ma anche perché al suo interno ospita la Fondazione Sartirana Arte, con le sue collezioni (museo etnografico, degli argenti, delle arti tessili, dell’oreficeria e d’arte grafica) e le ricorrenti mostre-mercato di rilievo internazionale.
 
Annessa al castello c’è la chiesa di San Rocco di disegno settecentesco, che conserva i sepolcri degli Arborio, ma tra i monumenti si segnalano anche la parrocchiale intitolata all’Assunzione di Maria Vergine (databile alla metà del 1400 e pesantemente rimaneggiata nell’Ottocento), che conserva pregevoli opere lignee, e, antistante il maniero, in luogo di un antico convento, un palazzo risalente al XV secolo, delle cui origini sono ancora visibili tre finestre ogivali e lobate con decorazioni in cotto.  

Per gli amanti della natura un’ulteriore chicca: nel territorio comunale (nonché in quelli confinanti di Torre Beretti e Castellaro de’ Giorgi) si estende la garzaia di Sartirana, rifugio incontaminato per aironi cenerini, bianche e sgarze ciuffetto.
 
Se cercate un’occasione per visitare questo abitato, cercatela nel mese di settembre, quando vengono organizzate la tradizionale Sagra della Rana, che offre in degustazione i piatti tipici della tradizione locale (risotto con le rane, rane fritte, polenta e rane, ecc…), o la decennale Mostra Mercato dell’Antiquariato, da qualche anno associata al Sartirana Textile Show (dedicata alle arti tessili).
 
 Informazioni 
 

La Redazione

Pavia, 20/01/2009 (7406)

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