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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 7474 del 13 febbraio 2009 (4952) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Haring a Pavia
L'opera di Keith Haring
La mostra-evento “Dalla Reggia al Castello: opere da Caserta ai Musei Civici di Pavia” nasce nell’ambito di un’importante collaborazione con l’Ente Provinciale per il Turismo di Caserta e la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Caserta e Benevento. Da tale accordo, ha preso avvio nel dicembre scorso la grande mostra “La donna, il paesaggio e l’impressione” (19 dicembre 2008 – 29 marzo 2009), allestita nei prestigiosi spazi della Reggia di Caserta con ottanta opere provenienti dalle collezioni dell’ottocento e novecento dei Musei Civici di Pavia.
 
Nell’ambito di tale accordo, Pavia ospiterà per la prima volta a una grande opera di Keith Haring proveniente dalla collezione Terrae Motus di Lucio Amelio, ora alla Reggia di Caserta, accompagnata da quattro marine di fine XVII – inizio XVIII secolo, per le quali il recente restauro ha aperto nuove ipotesi attributive che saranno approfondite durante la permanenza delle opere a Pavia.
 
La presenza del dipinto di Keith Haring (Senza titolo, 1983, acrilico su tela, 290 x 590 cm) sarà l’occasione per conoscere e approfondire l’intensa e originale attività di Haring, utilizzando i suoi stessi strumenti come spunto per una giornata di creatività collettiva, che a marzo vedrà protagonisti alcuni tra i più interessanti esponenti della street art italiana, e per una serie di laboratori artistici pensati per il pubblico scolastico.
 
Keith Haring, il rappresentante più autorevole della Graffiti Art americana, insieme a Jean Michel Basquiat, fu tra gli artisti coinvolti da Lucio Amelio - gallerista napoletano di fama internazionale - per rispondere all’evento catastrofico del terremoto in Irpinia del 1980, contrapponendo l’energia creativa dell’arte a quella distruttiva della Terra.
 
Nel 1983 Amelio mette a disposizione di Haring la propria galleria per la sua prima personale italiana. In questa mostra, l’artista espone anche l’opera che oggi fa parte della Collezione Terrae Motus della Reggia di Caserta: una tela di 6 metri di lunghezza e 3 di altezza, popolata da giganteschi animali meccanici che calpestano piccole sagome umane.
Le linee decise utilizzate per tratteggiare i personaggi e la consueta cromia vivace sono utilizzate per interpretare simbolicamente l’impatto tragico del terremoto.
L’immagine esorcizza il timore per un mondo in cui l’uomo è dominato dalla macchina e la natura è ridotta ad incomprensibili segni da decodificare. Mostri meccanici distruggono masse umane sotto un cielo fatto di simboli, tra cui sono riconoscibili - tributo discreto ai suoi sostenitori - le iniziali di Corrado Teano (CT), Lucio Amelio (LA), Paola Colacurcio (PC), John Gillette (JG).
La semplicità e la chiarezza, così come l’equilibrio tra i vari elementi dell’opera, mirano a demistificare e a massificare l’arte, rendendola accessibile a tutti. L’energia spirituale dell’anima diviene cosa fisica, elemento di consumo.
 
La spontaneità e fluidità dell’immagine caratterizzano tutta la produzione di Haring e sono alla base della sua concezione dell’arte come mezzo di interazione con gli altri e come strumento di riflessione sulla realtà. Prendendo queste come basi per l’azione creativa, lo spazio espositivo in cui l’opera andrà ad inserirsi è stato concepito come una sorta di work in progress, in cui ciascuno potrà lasciare una traccia artistica del proprio passaggio e di ciò che l’opera di Haring gli ha trasmesso.
 
Le quattro marine provenienti dalla Reggia di Caserta erano registrate fin dal primo inventario postunitario del 1871 come opere di scuola romana del XVII-XVIII secolo. Nell'ambito della mostra Jacob Philipp Hackert, la linea analitica della pittura di paesaggio in Europa, tuttavia, esse venivano mostrate al grande pubblico come possibili bozzetti preparatori o di studio per le sei grandi tele hackertiane raffiguranti la Battaglia di Cesmè, dipinte nel 1771 per la zarina Caterina II Romanoff.
 
L’intervento di restauro cui sono state recentemente sottoposte ha portato alla luce nuove ed inattese cromie ed ha consentito un'analisi stilistica e materica più precisa, inducendo ad anticipare la datazione e a rivedere la precedente attribuzione.
 
Il modo di trattare la materia pittorica, la maniera di costruire gli sfondi e i galeoni, l'uso strutturale e riequilibrante del rosso, le fogge dei personaggi che animano i dipinti sono ancora di gusto puramente seicentesco e, pertanto, pare opportuno collocare la loro realizzazione alla fine del Seicento o comunque non oltre i primi decenni del sec. XVIII. Ciò ovviamente non esclude che Hackert abbia potuto vedere queste marine al momento di realizzare la sua prestigiosa serie russa, tuttavia le recenti valutazioni consentono di affrancare le quattro tele dall'ipotesi di semplici bozzetti preparatori. Certo è che le tele sono evidentemente opera di un medesimo autore e potrebbero comunque sottintendere il tentativo di narrazione di una battaglia navale.
 
Nel complesso, le tele mancano, per composizione e dimensioni, dell'intento celebrativo hackertiano, ma anche di quell'ariosità e di quel gusto del dettaglio tipico del vedutismo settecentesco. Pertanto sembrano assimilarsi maggiormente agli esempi romani del genere delle marine, che coniugano elementi paesaggistici ed architettonici reali con soluzioni di pura fantasia. Questi stilemi sembrano ricondurre la serie casertana agli orientamenti pittorici della famiglia Grevenbroeck, originaria dell'Olanda o della Germania e attiva in Italia già dalla metà del Seicento.
 
 Informazioni 
Dove: Sala mostre del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35 - Pavia
Quando: inaugurazione venerdì 20 febbraio, ore 18.00. Apertura al pubblico: dal 21 febbraio al 29 marzo 2009, da martedì a domenica, 10.00 -17.50. Chiuso il lunedì
Per informazioni e prenotazioni: Musei Civici del Castello Visconteo, viale XI Febbraio, 35 –Pavia, tel. 0382/304816 – E-mail: museicivici@comune.pv.it
 
 
Pavia, 13/02/2009 (7474)




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