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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 7487 del 18 febbraio 2009 (1691) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
… Ed è, ancora una volta, Sanremo
… Ed è, ancora una volta, Sanremo
Sono passati 59 anni dalla nascita del Festival di Sanremo e, come sempre, siamo ancora qui a guardarlo, criticarlo, fare polemiche o incensarlo (più raro).
 
È strano, siamo nati nello stesso anno (io e il Festival) e ormai non posso fare a meno di guardarlo, quasi fosse un fratellastro la cui familiarità mi attira e respinge allo stesso tempo.
In ogni caso, rimane una vetrina unica per la musica commerciale (e, a volte, non solo per quella) italiana e, spesso, uno spettacolo notevole. Non cederò al ricatto delle cinque sere inchiodato davanti al televisore, ma la prima l’ho vista.

E passiamo subito all’edizione-Bonolis del 2009: ottima la ripresa musicale (era ora!) e l’ascolto, perfetti i tempi dello spettacolo (non dubitavo del fatto che il buon Paolo riuscisse nell’impresa) e, in generale, una buona qualità di proposte.

Se la stra-annunciata presenza di Mina si è dileguata nell’ennesimo video ritoccato in cui è apparsa all’inizio e alla fine, grande è stata la presenza di Benigni che, ancora una volta, applicando la regola circense del clown, è riuscito a divertire e, subito dopo, commuovere e far pensare.
Quel pazzo di Laurenti ha cantato benissimo in apertura, con una discesa di scala tra Sinatra e Dr. Jerryll.
 
E passiamo alle canzoni: ce n’è una di cui non voglio assolutamente parlare perché se ne è già parlato troppo e il suo scopo l’ha già raggiunto; la casellina dei voti (nel mio foglio personale) di fianco al brano di Povia è rimasta desolatamente vuota.
Mi ha rattristato molto anche l’esibizione di Youssou N’ Dour (me lo ricordo a Pavia, a Fare Festival, nel momento di suo massimo splendore, e mi domando se si è reso conto di quello che ha cantato).
Ai fan degli Afterhours il gruppo sarà anche piaciuto; io mi sono chiesto se Bonolis si rendeva conto di aver sparato una bufala dicendo che il rock, per la prima volta, approdava a Sanremo; quel gruppo forse, ma di complessi al Festival ce ne sono stati sin dagli anni ‘60!
I Gemelli Diversi sembravano catapultati attraverso uno stargate e non si rendevano conto che ormai non sono più ragazzini e che gli anni passano per tutti, anche per i musicisti e i generi musicali.
Chi invece il tempo l’ha attraversato bene è stato Fausto Leali che, in forma smagliante, ha proposto una sua classica canzone da Festival: niente di più, niente di meno.
Dolcenera è stata nel suo standard (che è piuttosto buono) e Masini ha presentato una canzone coraggiosa e, anche nell’ombra del dubbio di un po’ di “furbetteria”, l’ha cantata bene, con convinzione e grinta.
Patty Pravo è tornata con una canzone difficile ma con una presenza scenica e uno charme che solo lei possiede.
La Zanicchi ha fatto una grande operazione di restyling e possiede ancora una gran bella voce. La canzone non è male e lei la canta benissimo; quello che stupisce è che nel testo abbia fatto clamore l’affronto alla morale e non quello subìto invece dalla povera lingua italiana (Ti voglio senza amore/ perché non sia in perdenza il mio senso di incoscienza...).

Le canzoni migliori?
Più Sole, di Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, e Biancaneve, di Alexia e Mario Lavezzi. Il resto è oblio!

Delle nuove proposte, invece, parleremo più avanti (e quelle che ho sentito mi sembrano interessanti).
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 18/02/2009 (7487)

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