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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 8082 del 17 settembre 2009 (4377) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Rude Mood Irish Tour 09 (seconda parte)
Rude Mood Irish Tour 09 (seconda parte)
Nell’articolo della settimana scorsa vi ho narrato le avventure del tour irlandese dei pavesi Rude Mood attraverso le parole del chitarrista Paolo Terlingo; ed eccovi la seconda parte delle “mirabolanti imprese” in terra d’Irlanda.
 
- L’Irlanda è in crisi. La crisi economica si intende.
È un altro “John” che mi racconta tutto.“Little John” ha organizzato un’intervista in radio (la WRL-FM che diffonde su tutta l’Irlanda sud). Vuole pubblicizzare la gig che faremo nel suo locale An Senachai, [pronuncia “sciana-chì”] una settimana dopo, il sabato 15 agosto. Mezz’oretta in radio dove suoniamo un paio di pezzi in acustico io e Slim e il dj trasmette qualche pezzo del nostro ultimo disco.
Per arrivare alla stazione (a Wexford) io salto in macchina con lui. Dopo un paio di chiacchiere formali sul clima e sul menù “tutto italiano” che sta approntando per quella data, comincia a raccontarmi tutta la sua vita. Mi accorgo subito che sotto la strepitosa allegria irlandese, si nasconde un uomo follemente preoccupato per la situazione economica dell’Irlanda, del suo locale e della sua meravigliosa famigliola: tre bimbi d’oro e una moglie di ferro. E mi riversa tutto addosso, manco fossi un amico di vecchia data. Scendo dall’auto (due ore di viaggio) che sono più asciutto di una medusa abbandonata su spiaggia a ferragosto.
 
Una settimana dopo lo raggiungiamo al suo locale. Il concerto allo An Senachai (sciana-chì!) è strepitoso. I locali (satolli della cena tutta italiana) sono predisposti alle danze già al secondo pezzo. Grande gente. A fine serata la moglie di “little John”, con addosso una maglietta dei Mood, ci minaccia mentre smontiamo l’impianto: “… finite pure, ma se poi non cominciate a bere seriamente, scordatevi la colazione di domani mattina”. E noi, figurati. Per la colazione irlandese questo e altro. 
 
A Dublino ci arriviamo di notte fonda. La sera precedente abbiamo suonato al Ruby’sNghtclub a Waterford, a circa tre ore dalla città di Joyce; poi con calma (e nel cuore della notte) il Ciuka, l’impagabile bus-driver che ci ha guidato per 8000 km, ci trascina fino alla capitale misteriosa, dove suoneremo al famoso J.J. Smyth’s la sera successiva. Ma, ora che arriviamo, sono le tre di notte. L’ostello ci accoglie, ma non esiste un parcheggio per il van, strapieno di strumenti, almeno fino alla mattina seguente. Saremo Slim, io e Ciuka a passare queste ore in giro col furgone in attesa della luce. Quale occasione migliore per percorrere le tappe di Leopold Bloom, mentre tutti dormono?

La gig è molto bella, e il J.J. è davvero un posto strepitoso. Un fumoso jazz club al terzo piano di un palazzo in centro Dublino, con un “pedigree” da urlo.  Purtroppo Barry, il boss, ci impedisce di registrare. Lo abbiamo fatto dappertutto durante questo tour. Tranne questa volta sola. Il fatto di non avere una testimonianza audio del J.J., rende automaticamente (va-da-sé) quella gig, la più bella di tutto il tour nella memoria di tutti.
Per qualche motivo, il tour sta funzionando molto bene. Alle gig si presenta molta gente, e quando arriviamo al “Lughnasa Festival” di Macroom, sul cartellone, i Mood sono l’evento “Not To Miss”.

Un paio di giorni prima, il Ciuka (“guidato dall’istinto”) ci aveva portati in un qualche luogo irraggiungibile perso nel nulla Irlandese, nel bel mezzo di una festa di porto felliniana, con la banda di fiati, le grigliate, la gara di nuoto, la pesca e tutto il resto. Lì, una signora di seicento anni che mi serve il caffè, mi domanda da dove veniamo. “Francesi?” “Italiani, madam” “E cosa fate di bello qui a Evan?” “Siamo una band. Suoniamo da queste parti per un po’” E lei “Ah!… siete i Rude Mood!?” (sgomento). “ho sentito la vostra intervista in radio, una decina di volte negli ultimi cinque giorni…”. “ho sentito la vostra intervista in radio, una decina di volte negli ultimi cinque giorni…” (santo “little John” di Seananchai!! penso io… sciana-chì!).

Al Lughnasa Festival c’è l’ingresso a pagamento. Si tratta di un grosso teatro. Ed è stracolmo di giovani che aspettano i Mood, infiammati dai grandissimi “Double-time Polka” che aprono per noi. Bravissimi.  Al Baker Place di Limerick invece, c’è l’Irlanda vera. Limerick è una città industriale. Sembra Torino negli anni settanta. Nebbia e tutto il resto. In piena crisi economica. Nessun turista. C’è un gruppo di operai stanchi, un paio di giovani smilze venute apposta per vedere un trio scatenato che apre per noi (e infuoca di Rory Gallagher-stuff tutto il pub) e gente scura come la Beamish che ha lavorato tutto il giorno. Noi li ringraziamo al meglio che possiamo: … shuffle per ballare fino a notte fonda. La prima e l’ultima gig le ricordo fuse insieme;
indistinguibili in una marmellata di espressioni meravigliose.

Al “Sin E’” di Cork e allo “Sky And The Ground” di Wexford c’era la stessa gente. Le stesse facce. Nonostante i trecento chilometri di distanza. Ballano scatenati. La signora dello “Sky” è contenta. Ci vuole ancora lì da lei, per l’ultimo dell’anno. “…deal?” mi fa “…deal!” le faccio. Ricordo solo che finita la serata, io e il ciuka dovevamo “fare un salto” su a Dublino, per accompagnare col van alcuni di noi che avrebbero preso l’aereo per tornare a casa. Uscendo dal posto mi volto indietro per salutare lo Slim e il “Piccolo” (Alex ‘di caprio’ Bernini). Il piccolo era nel pieno della solita battaglia finale della Guinness. La padrona del posto era incontenibile. Il piccolo, dicevo, aveva quattro pinte davanti e un paio tra le mani. I condizionatore alle sue spalle si era rotto e perdeva vistosamente acqua. Una fontanella che riempiva annacquando le birre. Sulla porta mi volto, lo guardo e gli faccio… “Peco! Ocio alle birre!!” e lui mi rifà “…no panic!”.

Il ritorno è stato gloriosamente lento. Il Ciuka ci ha fatto visitare Londra. E Parigi. E quando, persi nel nulla francese, ci ha telefonato la signora del concessionario in cui avevamo affittato il van, preoccupata perché ci aspettava il giorno prima, solo allora (…a fatica) lo abbiamo convinto che Berlino e Amsterdam non erano poi così vicine. …ma neanche così lontane” mi ha risposto. -
 
Pare che i Rude Mood siano già in trattative per un secondo tour.
Ottimo lavoro, ragazzi!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 17/09/2009 (8082)

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