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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 834 del 20 febbraio 2003 (1806) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La A21L e l'Impronta ecologica
La A21L e l'Impronta ecologica

Tutto ebbe inizio a Rio de Janerio nel 1992, quando, nell'ambito della conferenza mondiale promossa dagli Stati Uniti, si affrontò per la prima volta in maniera organica il rapporto tra ambiente e sviluppo. Una discussione che portò i 179 paesi partecipanti a redigere un documento che promuovesse appunto lo sviluppo sostenibile, definito in quella sede come "lo sviluppo che consente di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri". Occorreva un piano d'azione per il 21° secolo, per affrontare i problemi ambientali e migliorare la qualità della vita: nacque così l'Agenda 21.

E' poi nel '94, con la Carta di Aalborg, che organizzazioni internazionali, governi, istituti scientifici ed enti di vario livello delle città europee si sono impegnati ad elaborare piani a lungo termine di sviluppo sostenibile in ambito locale. Nel '97 questa stessa Carta è stata sottoscritta dal Comune di Pavia, dando così vita alla A21L (dove L sta per "locale").

In quest'ambito è appena stata presentata la pubblicazione - realizzata dal C.R.E.A. con il contributo delle scuole Casorati, Leonardo Da Vinci, Cossa e Marconi di Landriano - dal titolo "Impronta ecologica e stili di vita" dove vengono raccolte proposte per un'educazione allo sviluppo sostenibile e al miglioramento della vita nel presente e nel futuro.

Ogni città, così come ogni individuo, richiede materiali, cibo, energia ed acqua, che vengono prelevati in natura, elaborati per la produzione di beni e servizi e restituiti all'ambiente sotto forma di rifiuti.
Nelle pagine del volume, per evidenziare la misura in cui l'uomo grava sul pianeta, viene utilizzato un indicatore definito Impronta Ecologica che, per una data popolazione, è rappresentata dalla somma di tutti i territori (destinati agli insediamenti umani, alla produzione di energia, allo smaltimento di rifiuti e ad uso agricolo) necessari per soddisfare i consumi della popolazione stessa.

L'Impronta ecologica di Pavia

Pavia è risultata avere un'impronta pro capite di 4,71 unità globali (che salgono a 5,27 con il contributo per la biodiversità). Un dato che da solo non dice molto, ma che confrontato con l'Impronta dell'italiano medio - pari a 3,84 - già evidenzia che la nostra città consuma ad un ritmo decisamente più elevato non solo della media, ma soprattutto della disponibilità reale, che a livello mondiale è pari a 1,9 ettari globali!
Per soddisfare in modo sostenibile i propri consumi Pavia necessiterebbe di un territorio esteso quanto l'intera regione Lombardia! Certo ancora "contenuto" se si pensa che per le esigenze attualmente soddisfatte dagli Stati Uniti (con un'impronta di 9,7) occorrerebbero 3 pianeti Terra!!

Dati sconcertanti, dai quali emerge un obiettivo. E' impossibile pensare di risolvere il problema dello sviluppo sostenibile e dell'equa distribuzione delle risorse sul globo (la principale causa della mancata sostenibilità) a livello locale, ma nel suo piccolo Pavia, o meglio ogni cittadino pavese, dovrebbe impegnarsi a ridurre la propria impronta del 60%.
Come? Agendo sul proprio stile di vita! Acquisendo dalle pagine del libro il metodo per calcolare la propria impronta e mettendo in atto i consigli per ridurla, in pratica per consumare di meno: lasciando più spesso a casa l'auto, usando meno carta, mangiando meno carne, rinunciando a qualche minuto di acqua corrente sotto la doccia...

 
 Informazioni 
 

Sara Pezzati

Pavia, 20/02/2003 (834)

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