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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 8424 del 22 gennaio 2010 (2224) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Salvalarte e il turismo responsabile
Salvalarte e il turismo responsabile
Quattordicesima edizione per la storica campagna di Legambiente sui beni culturali: riflettori accesi sul patrimonio culturale meno noto per recuperare tesori nascosti che rischiano di essere dimenticati.
 
Per la Provincia di Pavia, quest'anno si segnaliamo la chiesa di S. Giacomo a Cassolnovo e l'Idroscalo a Pavia.
 
Lungo Via del Porto, in prossimità del naviglio Sforzesco, sorge la chiesa della Beata Vergine di Monterocco, più conosciuta come chiesa di San Giacomo.
L'origine di questo piccolo tempio è legata allo scioglimento di un voto, pronunciato da un generale spagnolo nella prima metà del secolo XVI, durante una delle frequenti battaglie combattute tra spagnoli e francesi. Qui, nel 1580, San Luigi Gonzaga si sofferma a ringraziare la Madonna per essere riuscito a scampare dal pericolo di annegamento nelle acque del Ticino. La chiesa, molto semplice, si presenta preceduta da un portico a due campate, che la immerge con gradualità nella suggestiva vegetazione del luogo.
 
Costruito tra 1925 e 1926, lo scalo di Pavia costituiva una stazione intermedia sulla linea di idrovolanti che collegava Torino a Trieste.
Sospeso sull’acqua come una rampa di lancio, l’idroscalo rappresenta uno dei primi gesti dell’architettura moderna a Pavia.
Fu progettato da un giovanissimo Giuseppe Pagano Pogatschnig (Parenzo, Istria, 9 agosto 1896), pioniere dell’architettura razionalista italiana, irredentista di origine istriana, fascista anti-monumentalista poi antifascista ucciso a Mauthausen il 22 aprile 1945.
Il fabbricato oggi versa in pessimo stato di conservazione. L’urgenza di conservare questo monumento del moderno oltre che dallo stato del fabbricato dipende dalla circostanza che Pavia presenta pochissimi episodi di architettura moderna e che in definitiva si tratta dell’ultimo idroscalo rimasto della S.I.S.A. e di Pagano. I gemelli di Torino e di Trieste, infatti, non esistono più. Ci si attende un recupero scientifico e accurato e un riuso coerente con il magico spazio sospeso sull’acqua ch’esso contiene.
 
La grande scommessa di Salvalarte è attivare le energie e le risorse necessarie al recupero e alla valorizzazione di questa ricchezza, nella convinzione che possa rappresentare la carta vincente per costruire uno sviluppo economico solido e compatibile dal punto di vista ambientale.
Salvalarte rappresenta un’occasione per far crescere la consapevolezza nei cittadini, in particolar modo negli studenti, dell’importanza che il patrimonio culturale ha per la crescita economica del Paese; per denunciare gli scempi e recuperare al degrado pezzi d’arte unici; per attivare restauri e restituire alla cittadinanza la fruizione di un monumento, inaugurare e scoprire nuovi itinerari d’arte.
 
In un Paese in cui non è facile stimare la consistenza dei siti museali, archeologici, dei beni culturali, storici e artistici, distribuiti capillarmente su tutto il territorio, il settore turistico non ha ancora compreso l’importanza strategica del nostro patrimonio, unico irriproducibile valore aggiunto. Un turismo distratto e irresponsabile spesso determina ricadute negative sulla conservazione del patrimonio storico artistico e sulla tutela delle risorse culturali e del territorio.

Solo la condivisione degli impegni e delle responsabilità tra visitatori, operatori del settore, comunità ed enti locali può favorire l’adozione di comportamenti appropriati per una corretta fruizione, tutela e valorizzazione dell'immensa ricchezza di arte, natura e cultura custodita dal nostro Paese.
Per questo Legambiente promuove il Decalogo Salvalarte – codice di comportamento responsabile per la valorizzazione, tutela e fruizione di luoghi e siti culturali – che contiene i principi della Carta Italia del turismo sostenibile stilata da Aitr - Associazione Italiana Turismo Responsabile - di cui Legambiente, assieme ad altri soggetti, è socio fondatore.

  1. Prima di visitare un bene culturale è importante richiedere e ricevere informazioni sulla storia del sito, sul suo contesto territoriale e antropologico e su tutte le emergenze note e meno note.
  2. Quando si sceglie un accompagnatore, preferire operatori e guide locali, considerandone i vari livelli di approccio.
  3. I visitatori hanno diritto di conoscere preventivamente, attraverso appositi comunicati e avvisi, l’eventuale chiusura di sale e se una o più opere d’arte siano in prestito o in restauro; analogamente, il prezzo di ingresso e gli orari di apertura e chiusura devono essere affissi in modo chiaro e visibile. Se è prevista la consegna di zaini, borse, sacche, vanno evitate inutili opposizione: tali regole rientrano a pieno titolo nelle azioni di tutela dei beni.
  4. Graffiti e scritte su opere e su muri costituiscono danni gravi al patrimonio culturale e rappresentano gesti incivili e idioti.
  5. Non usare mai il flash per fotografare opere d’arte. Prima di fotografare o di filmare, chiedere sempre l’autorizzazione al personale di vigilanza.
  6. Qualsiasi problema riscontrato va segnalato alle autorità competenti (Direttore del Museo, Conservatore, Sindaco...). Ogni segnalazione è un contributo alla salvaguardia ed alla corretta fruizione dei beni culturali.
  7. Tutte le volte che si visita un sito culturale, bisogna tenere a mente che lo stesso diritto alla fruizione appartiene ai compagni di visita e, soprattutto, alle future generazioni. Evitare, dunque, qualsiasi azione molesta (schiamazzi, movimenti inadatti, vociare eccessivo) o inidonea al luogo.
  8. La gastronomia di un luogo è parte integrante della sua storia. Scegliere sempre prodotti locali e piatti tipici. Non consumare i pasti nei luoghi d’arte (Musei, Chiese, Complessi monumentali…). Non gettare mai a terra cartacce, cicche di sigaretta o gomme da masticare: molte delle macchie nere che si possono osservare su marmi e pietre sono i segni indelebili di tali incivili abitudini.
  9. Per raggiungere i siti culturali preferire i percorsi pedonali o i mezzi pubblici: il traffico automobilistico è una delle fonti principale di degrado dei beni culturali.
  10. Dopo la visita diventare Ambasciatori del luogo: riferire a parenti, amici, conoscenti sulle opere e le architetture visitate, nonché sulla cultura, le abitudini, gli aspetti naturali, storici, antropologici, enogastronomici della realtà in cui è inserito il sito.
 
 Informazioni 
 
 
Pavia, 22/01/2010 (8424)




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