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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 8550 del 8 marzo 2010 (2501) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Storia di “Rico”
Storia di “Rico”
Ha ancora senso oggi, che sono passati sessant’anni, parlare di Resistenza? Io credo che non solo abbia senso, ma che sia assolutamente necessario. La Resistenza non è solo un fatto storico da studiare e da approfondire attraverso ricerche di archivio; nei valori di libertà, di giustizia, di dignità della persona, dalla Resistenza è nata la Costituzione e l’Italia Repubblicana. Per questo è fondamentale che i giovani di oggi sappiano comprendere il valore e il sacrificio dei giovani di allora che fecero la Resistenza per costruire un’Italia libera.
 
Con queste parole, Livio Longhi, spiega come è nato il volumetto “ Storia di Rico – Un partigiano pavese tra le montagne venete”, curato da Mario Albrigoni e da Peppino Sampietro, che hanno raccolto i ricordi partigiani di Livio “che altrimenti sarebbero andati perduti”, pubblicato in collaborazione con l’Associazione Incontrmondi di San Martino Siccomario e AINS, Associazione Italiana Nursering Sociale Onlus, con il contributo del Centro Servizi Volontariato della Provincia di Pavia.
 
Livio, classe 1926, nasce alla Battella di Travacò, da mamma Maria, operaia alla Necchi, e papà Enrico, tornitore alla Torti, entrambi “comunisti, militanti convinti”. All’età di nove anni, finita la scuola, Livio inizia a lavorare, prima come aiuto alle mondine impegnate nelle risaie, poi come trasportatore di sabbia sui barconi che risalivano il Naviglio pavese per Milano, dopo come garzone di un panettiere, quindi  la decisione di arruolarsi  volontario in marina, frequentando la Regia Scuola Meccanici della marina a Venezia, dove  “una volta diventato macchinista, mi sarebbe piaciuto entrare nella marina mercantile: questo era il mio sogno”. Ma c’è la guerra ed invece che sul mercantile Livio, finito il corso, viene imbarcato sul cacciatorpediniere “Missori” partecipando a diverse e spiacevoli esperienze di guerra che gli maturarono l’idea di disertare.
 
Fu così che all’età di diciassette anni con il nome di battaglia di “Rico” , in onore di mio padre Enrico, iniziò la sua “carriera” di partigiano, nella brigata Gramsci capitanata dal leggendario comandante “Bruno” protagonista di un’azione clamorosa svolta nella zona di Cismon del Grappa.
Durante le prime missioni  via via sempre più pericolose prima come partigiano e poi come volontario GAP (Gruppo di Azione Partigiana), Rico colleziona diversi successi, ma durante un’azione gappista, viene ferito e ricoverato in ospedale dove rischia la vita. Liberato dai compagni partigiani, nascosto in attesa della completa guarigione, Rico vive gli ultimi difficili mesi  prima della Liberazione e della fine della guerra.
 
Tornato a casa, Livio, dopo una breve esperienza come bracciante in un’azienda agricola travacolina, cerca di realizzare il suo vecchio sogno di lavorare in mare, per questo va a Genova per imbarcarsi su di un mercantile della flotta Costa, ma a causa della ferita di guerra, non viene accettato e deve fare ritorno in pianura.
La passione giovanile per il mare lascia il posto ad un’altra passione, quella per l’impegno sociale e per la politica, che ben presto porterà Livio Longhi a ricoprire incarichi nel PCI ed a ricoprire per due legislature la carica di sindaco di Travacò Siccomario.
 
Una bella testimonianza, che Livio Longhi lascia alle nuove generazioni,  che in “famiglia” non hanno la fortuna di essere custodi dei racconti diretti dei nonni che il dramma della guerra l’hanno vissuto in prima persona (penso a quelli di mia nonna che per quattro anni ha vissuto nei boschi di Uscio con mio papà piccolo e mio nonno al fronte).
Tante storie private che testimoniano valori  universali importanti, quali  l’amore per il proprio Paese, il sacrificio, la solidarietà, il coraggio, la Libertà di pensiero e di azione, oggi scontati e alle volte un po’ disprezzati, ma ottenuti anche grazie al valore dei tanti Rico che hanno combattuto affinché oggi potessimo goderne.
 
 Informazioni 
 

Valeria Hotellier

Pavia, 08/03/2010 (8550)

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