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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 8572 del 12 marzo 2010 (3451) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Retorbido
Particolare di una vecchia cartolina
Retorbido è un ridente paese a mezz'ora da Voghera, sulle colline del contrafforte appenninico con clima dolce e salubre...”. Così si legge su di un depliant pubblicitario che, alla fine dell’800, reclamizzava quello che fu per anni il centro termale più rinomato della Lombardia, funzionante fino ai primi del ‘900.
Già in epoca romana erano conosciute le qualità terapeutiche delle acque minerali che tuttora sgorgano dalle “Fonti”. Le acque salso-bromo-iodiche hanno reso famoso il paese dai Romani al Medio Evo al Rinascimento e ancora alla fine dell’‘800 troviamo alberghi e locande oltre ad un servizio di tramvai da Voghera a Retorbido.
 
Si fa risalire la sua origine ad almeno quattro secoli prima della nascita di Cristo. Fondatori furono i popoli liguri. Il luogo prese il nome di "Litubium" trasformato poi in "Rivus Turbidus" ovvero rio torbido per le acque limacciose del torrente che lo attraversa.
 
Le bellezze storico-artistiche che si possono ammirare Retorbido sono tuttora numerose.
Il neoclassico Palazzo Durazzo-Pallavicini, eretto alla fine del ‘700, occupa con la sua mole la parte anteriore del colle che ospita la Chiesa Parrocchiale. Alla fine del XIX secolo i Marchesi Durazzo Pallavicini attivarono lo stabilimento balneare, che portò nel paese nuove attività e fonti di reddito. Alle spalle dei Bagni era situato il giardino botanico. Nel castello aveva sede l’albergo Paradiso, aperto nel 1873, che ospitava villeggianti provenienti da diverse parti d'Italia.
 
La suddetta parrocchiale che fronteggia il Palazzo Durazzo Pallavicini è la Chiesa della Natività di Maria Vergine, edificata tra il XVIII e il XIX secolo.
Anch’essa in stile neoclassico con elementi liberty, conserva, sul lato sinistro dell’ingresso principale, un notevole battistero racchiuso da un cancelletto in ferro battuto e all’interno una tavola riproducente il battesimo di Gesù.
 
Altro interessante luogo di culto è la Chiesa-Oratorio è stata intitolata ai Santi Rocco e Sebastiano, comunemente ritenuti ed invocati come protettori contro le pestilenze e i mali contagiosi. Costruita per volontà e voto dei retorbidesi nel 1632, l’oratorio presenta una facciata neoclassica, dotata di quattro lesene su cui poggia il timpano e un affresco della Vergine (sovrastante il portale), mentre l'interno, semplice e suggestivo al tempo stesso, è caratterizzato dalla pala ad olio raffigurante S. Rocco e S. Sebastiano in atto di adorazione alla Vergine, posta dietro l’altare.
 
Più antico ancora è l’Oratorio di Sant’Andrea. Ricostruito presumibilmente nel secolo XVII sui resti dell'antica Chiese parrocchiale di cui conservò, nella parte antistante, il cimitero, ha una facciata lineare di mattoni a vista. All'interno è possibile ammirare un coro ligneo del '600, recentemente restaurato dalla confraternita dell’Oratorio stesso.
 
Ogni prima domenica del mese la stessa Confraternita di Sant'Andrea organizza il "Baule della Nonna", un mercatino dell'antiquariato, allo scopo di raccogliere fondi per il restauro della Chiesa.
 
È, invece, in calendario alla seconda domenica di marzo, la tradizionale Sagra del Polentone, che distribuisce polenta e salamini annaffiati da vini tipici dell'Oltrepò Pavese, in occasione dei festeggiamenti in onore di Bertoldo, il contadino di buon senso ed intelletto (protagonista del racconto di Giulio Cesare Croce) che la leggenda retorbidese vuole originario delle sue colline. Bertoldo, apprezzato dalla corte longobarda per le sue furberie, torna alla vigilia di ogni primavera a sfilare per le vie del paese, con il re Alboino e la regina Rosmunda, conquistando il pubblico con l’acume delle sue battute oggi come allora.
 
 Informazioni 
 

La Redazione

Pavia, 12/03/2010 (8572)

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