L'attualità del messaggio che "Il sistema caritativo-assistenziale nella Lombardia medievale. Il caso pavese" restituisce al lettore rappresenta un capitolo inesplorato della storia della carità e della spiritualità in un momento in cui il cittadino non solo è utente dei servizi erogati, ma diventa erogatore egli stesso e protagonista con il volontariato e con donazioni pro anima.
Il concetto di sussidiarietà, oggi più volte richiamato, trova la sua più piena applicazione già in epoca medievale e, come ha fatto notare il Commissario del Policlinico Giovanni Azzaretti in sede di presentazione, molte pagine del libro trattano un tema di straordinaria attualità: "La storia si ripete: nel passato si sono fatte le stesse cose, tant'è che nel testo si parla di malagestione della sanità, di fondazioni ospedaliere, di processo di unificazione degli ospedali, di contese sull'appropriazione delle donazioni...".
Viene indagata la variegata realtà pavese dell'assistenza, della accoglienza e della cura in epoca medievale, messa a confronto con il sistema lombardo, dando conto dei protagonisti più significativi, dei punti di forza di maggior rilievo e delle specificità più evidenti. Ne emerge un quadro complesso e multiforme nel quale Pavia e il suo territorio, per alcuni aspetti, si collocano, rispetto alle città dell'Italia settentrionale, in modo del tutto originale.
Momento cardine del sistema assistenziale-sanitario pavese è rappresentato dalla fondazione dell'ospedale San Matteo (1449) voluta da una confraternita laicale e sollecitata dall'intraprendente frate domenicano Domenico da Catalogna, in sintonia con le linee della riforma ospedaliera della metà del Quattrocento che imponeva, tra l'altro, l'accorpamento di molti piccoli ospedali, ospedaletti, ospizi in un unico hospitale grande. Fenomeno che Pavia conosce solo marginalmente poiché il San Matteo si pone da subito come ospedale di cura per malati, anziché come ospizio per l'assistenza ai bisognosi, rifiutando addirittura l'accoglienza dei bambini abbandonati e dei poveri.
"Era nato l'ospedale moderno", come ha evidenziato il professor Antonio Rigon, ordinario di Storia medievale all'Università di Padova, il quale ha messo in luce un'altra peculiarità pavese: la città godeva di una forte iniziativa privata (poco dipendente dai poteri laici ed ecclesiastici), lo dimostrano le oltre 80 fondazioni ospedaliere distribuite sul territorio provinciale. |